Piemonte

Il Barattolo è chiuso per legge i venditori fanno affari per strada ora il Pd chiede di rivedere le regole

Ci sono norme che esistono sulla carta e si perdono nella realtà. Il provvedimento della Regione Piemonte – che ha dimezzato da 80 a 40 i giorni autorizzati per il mercato del libero scambio di Torino, il cosiddetto Barattolo – ne è un esempio. Gli ambulanti continuano a ritrovarsi nei fine settimana in via Carcano, dove prende forma un suk all’aperto con oggetti usati. «In quei giorni basta una lite perché la situazione degeneri. Non ci sono bagni aperti. Quando il mercato è regolare, invece, gli ambulanti pagano persino 15 euro, divisi tra Comune per l’occupazione del suolo pubblico, Amiat per le pulizie e organizzatori di Vivi Balon», spiega il presidente della Circoscrizione 7, Luca Deri. Già una ventina di giorni fa aveva scritto al prefetto e ora spera in una risposta, dopo l’ennesimo fine settimana fuori controllo. «Già in passato – spiega Deri – la prefettura aveva raffreddato le richieste della Regione, proprio per ragioni di ordine pubblico. Il Barattolo è un mercato sociale che offre a circa 400 persone una possibilità di sopravvivenza economica. Sono persone da aiutare, non da demonizzare».

Fino a poco tempo fa, un equilibrio – precario ma reale – esisteva. Il mercato viveva, non senza difficoltà, dentro le regole. Oggi quell’equilibrio si è rotto. La stretta della Regione non ha eliminato il fenomeno: lo ha solo reso irregolare. La polemica era già infiammata in consiglio regionale quando era stato approvato il nuovo provvedimento e non si è mai spenta. A intestarsi la vittoria era stato Maurizio Marrone, oggi vicepresidente della Regione ed esponente di Fratelli d’Italia, che mira a candidarsi a sindaco per il centrodestra alle comunali del 2027. «L’amministrazione comunale – accusa ora Marrone – manda gli agenti solo dove ci sono ambulanti regolari da colpire, mentre ordina di non intervenire contro l’abusivismo diffuso». Mentre secondo Il consigliere regionale Fabrizio Ricca (Lega) «se un’amministrazione non riesce a garantire la legalità in un parco, deve farsi da parte».

Attacchi respinti dalla consigliera regionale del Pd Nadia Conticelli: «Quella del Barattolo – dice – era una situazione annunciata. Ridurre le giornate autorizzate significava solo scaricare il problema sul territorio e sul Comune». E aggiunge: «Si è trasformato un mercato sociale in un caso di ordine pubblico, usando povertà e fragilità come argomento elettorale». Secondo la consigliera, «sorge il dubbio che si sia voluto mettere in difficoltà il territorio». Poi lancia la proposta: «Per risolvere la situazione, gli assessori regionali rivedano il protocollo insieme al Comune, alla circoscrizione e alla Prefettura».


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