La crescita del movimento non si deve arrestare
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«Siamo orgogliosi di questi atleti straordinari: sedici medaglie che rappresentano la punta dell’iceberg di un movimento articolato e dinamico che ha molti protagonisti. Dobbiamo ricordare che intorno agli atleti c’è un lavoro di squadra spesso poco conosciuto. Ora che la cerimonia di chiusura è alle spalle, dobbiamo impegnarci per trasformare i successi sportivi in azioni che devono coinvolgere sempre più persone, anche al di fuori dell’agonismo perchè per centinaia di persone con disabilità la possibilità di fare sport non è un evento da calendario, è una opportunità di salute». Esordisce così Laura Melotti, Presidente dell’Ordine dei Fisioterapisti del Veneto Settentrionale, all’indomani della chiusura dei Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026.
Un’edizione storica: l’Italia ha conquistato sedici medaglie – sette ori, sette argenti, due bronzi – il miglior risultato di sempre per la Nazionale Paralimpica ai Giochi Invernali. Un traguardo che appartiene agli atleti, ma anche a tutti coloro che ne hanno reso possibile il percorso: allenatori, medici, fisioterapisti, famiglie. Proprio mentre il Paese festeggia, l’Ordine dei Fisioterapisti del Veneto Settentrionale sceglie di guardare già oltre la cerimonia di chiusura. Le Paralimpiadi si svolgono ogni quattro anni. Ma ogni giorno, in Veneto come nel resto d’Italia, migliaia di persone con disabilità si trovano a dover valutare se e come possono praticare anche solo una regolare attività fisica. Ed è in quel momento che si gioca la partita più importante, una partita che interessa il singolo, il contesto e le persone che lo circondano e, più in generale, la comunità .
Lo ha sottolineato con forza Davide Giorgi, Presidente del Comitato Italiano Paralimpico del Veneto, nel corso del convegno “Paralimpiadi 2026: il fisioterapista al fianco degli atleti”, tenutosi a Verona lo scorso 21 febbraio. «In Veneto ci sono 183 mila persone con disabilità e solo 1.550 sono tesserate a una federazione sportiva paralimpica. Il numero è in crescita, ed è un segnale incoraggiante, ma racconta anche quanto spazio ci sia ancora da percorrere. Paesi come Germania e Francia contano rispettivamente 300 mila e 280 mila atleti paralimpici tesserati. Noi siamo a 27 mila a livello nazionale, eppure abbiamo chiuso settimi nel medagliere internazionale. Questo significa che il talento c’è. Quello che manca è un sistema che lo intercetti, lo sostenga e lo accompagni».
Costruire quel sistema richiede alleanze: tra istituzioni, mondo sanitario, associazionismo e sport, tra chi cura e chi allena. Il convegno di Verona è stato un primo passo in questa direzione, con la partecipazione di atleti olimpici e paralimpici, rappresentanti istituzionali e professionisti della salute, accomunati dalla stessa convinzione: che lo sport per le persone con disabilità non sia un privilegio, ma una leva concreta di benessere e autonomia – per chi lo pratica e per le famiglie che ogni giorno lo affiancano.
«Quando una persona con disabilità riesce a praticare uno sport – ha concluso Melotti – cambia qualcosa di profondo: il corpo si muove meglio, la mente ritrova equilibrio, e con loro cambia la qualità della vita di tutta la famiglia. Per questo i fisioterapisti continueranno a essere presenti, ogni giorno, indipendentemente da ciò che accade sui grandi palcoscenici.»
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