Marche

privacy violata, infermiere sospeso all’inrca

ANCONA Accede al diario personale della collega, scatta alcune fotografie e divulga parte dei contenuti di quel quaderno intitolato “consegna delle disgrazie”. La direzione dell’ospedale ne viene a conoscenza e sospende l’infermiere: tre giorni senza stipendio per, tra gli altri motivi addotti, la violazione della privacy. Ma l’operatore dell’Inrca, nonché sindacalista Fp Cisl, non ci sta e fa ricorso al giudice del lavoro: per lui la sanzione va annullata.

 

 

Il ruolo

«Una condotta, la sua, svolta nell’ambito dell’esercizio delle prerogative connesse al ruolo di rappresentante sindacale» la versione dei difensori dell’infermiere, gli avvocati Paolo Campanati e Michele Magistrelli. Una condotta, secondo la loro tesi, finalizzata a tutelare gli altri dipendenti, che già avevano segnalato il contenuto di quel quaderno appartenuto a una collega con una mansione di maggiore responsabilità rispetto al ricorrente, dipendente dell’Inrca da più di 25 anni. Gli addebiti erano stati contestati nell’ottobre del 2025 e la sanzione notificata dall’Ufficio procedimenti disciplinari dell’Inrca lo scorso gennaio. L’ospedale ha ravvisato la divulgazione non autorizzata dei dati personali, nonché una condotta contraria ai doveri d’ufficio, tale da compromettere il sereno svolgimento dei rapporti interpersonali.

Ma cosa rappresentava quel quaderno? Il documento in questione era stato trovato sulla scrivania della dipendente. Stando all’ospedale, conteneva appunti e informazioni personali, che rilevavano i comportamenti del personale: un report per migliorare la funzione organizzativa. Ebbene, parte di quel contenuto era stato fotografato e divulgato via mail dall’infermiere al management aziendale e pure a soggetti esterni.

A che pro? Per la difesa, alcuni iscritti al sindacato avevano già segnalato il contenuto del quaderno, lasciato «sempre esposto in posizioni ben visibili» e in un locale adibito a uso comune, in modo che le persone «i cui comportamenti venivano annotati avessero ben chiaro di essere finiti in quella sorta di lista di proscrizione». Quale dirigente sindacale, ecco spiegato allora l’intervento dell’infermiere, che aveva segnalato la questione anche alla Cisl, secondo cui l’operato dell’autrice del diario avrebbe creato «una sorta di elenco di buoni e cattivi». Il comportamento dell’infermiere sarebbe stato finalizzato esclusivamente a sollecitare un intervento datoriale rispetto a una situazione segnalata dagli iscritti, «come evidentemente pregiudizievole delle condizioni lavorative del persone». Ora la parola al giudice.




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