grande successo per la Passione di Cristo a Cascia

Grande partecipazione a Cascia per la solenne Processione del Cristo Morto, che si è svolta nella serata di venerdì 3 aprile, confermandosi uno degli appuntamenti più significativi della Settimana Santa e uno dei più sentiti dalla popolazione. Un rito che si rinnova da oltre sette secoli e che, ancora una volta, ha saputo coinvolgere l’intera comunità e richiamare numerosi visitatori. Centinaia i figuranti che hanno preso parte al corteo, tra quadri viventi della Passione di Cristo, penitenzieri incappucciati con catene ai piedi e croci in spalla, accompagnati dalle note della Banda di Cascia e dai suggestivi canti del Miserere. Le vie del centro storico, illuminate dalla luce delle fiaccole, hanno fatto da cornice a un momento di intensa spiritualità e raccoglimento, capace di unire fede, tradizione e identità in un’atmosfera unica.
Nel corso della settimana, la città ha registrato un’importante presenza turistica, legata in particolare ai tornei pasquali di calcio che hanno portato a Cascia numerosi giovani atleti accompagnati dalle loro famiglie, animando il centro storico e le strutture ricettive. Proprio tra i visitatori presenti in città, sono stati avvistati anche volti noti come Pino Insegno e Enzo Paolo Turchi, presenti a Cascia in questi giorni e notati mentre passeggiavano nel centro storico.
“Si rinnova una tradizione secolare profondamente radicata nella nostra comunità – ha dichiarato il sindaco di Cascia, Mario De Carolis – un evento che ogni anno riesce a coinvolgere cittadini e visitatori, mantenendo vivo un patrimonio di fede e cultura che appartiene alla nostra storia. Un particolare ringraziamento alla Confraternita della Buona Morte che si prodiga per portare avanti la tradizione sin dal 1300. La grande partecipazione registrata conferma il valore di questa manifestazione, che rappresenta anche un importante momento per la città e per l’avvio della stagione turistica”.
L’evento si conferma così un punto di riferimento per il territorio, capace di custodire e tramandare nel tempo un rito identitario tra i più longevi dell’Umbria.
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