Basilicata

Autonomia, polemiche dopo il sì di Occhiuto alle pre-intese in sanità

La Conferenza unificata delle Regioni ha dato parere favorevole alle pre-intese dell’Autonomia differenziata su sanità e finanza pubblica, sì anche dalla Calabria con Occhiuto. Alzano le barricate le regioni governate dal centrosinistra. Movimento 5 Stelle all’attacco, Tridico: «Occhiuto ha tradito la Calabria»


La conferenza unificata delle Regioni nei giorni scorsi ha dato il via libera alle pre-intese tra il Governo e Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto in materia di “tutela della salute – coordinamento della finanza pubblica”. Un ulteriore passaggio nell’attuazione dell’autonomia differenziata, che si gioca su un terreno peraltro sensibile: la sanità. Hanno provato ad alzare le barricate le sei Regioni governate dal centrosinistra, ma la linea dettata dal governatore della Puglia Antonio Decaro non è passata. La Puglia aveva chiesto alla Conferenza di dare parere non favorevole perché le pre-intese rischiavano di ledere i principi di eguaglianza e unità nazionale, in assenza della preventiva definizione dei Lep. Nel caso della sanità, considerato il forte divario già esistente tra nord e sud del Paese, concedere autonomia ad alcune regioni, minaccia – argomenta la Puglia – di rafforzare il gap. Hanno votato no, insieme alla Puglia, solo Emilia Romagna, Umbria, Toscana, Sardegna, Campania. Voto favorevole da tutte le regioni del centrodestra, comprese quelle del Sud.

COSA PREVEDONO LE PRE-INTESE

Le pre-intese assegnano alle regioni un pacchetto di funzioni di maggiore autonomia nella gestione del proprio servizio sanitario regionale. Potranno, ad esempio, definire tariffe di rimborso proprie per le cliniche convenzionate e destinare risorse aggiuntive per il reclutamento di personale sanitario. Il che potrebbe significare anche offrire condizioni economiche più favorevoli e attrattive a medici e personale sanitario.

LE PROMESSE DI CALDEROLI

«Positivo il parere favorevole da parte delle Province e anche dalla maggioranza delle Regioni, le quali hanno anche presentato una condizione che il Governo ha accolto sulla possibilità di avviare contestualmente all’Autonomia un percorso con tempi certi per l’uscita dai piani di rientro in ambito sanitario», ha commentato il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli. Le Regioni già a ottobre avevano sollecitato il governo sul punto: la normativa, infatti, mentre è molto precisa nel definire iter e presupposti per entrare in piano di rientro, è lacunosa nel disciplinare la procedura di uscita. La Calabria – che già scalpita per uscire dal commissariamento della sanità, dopo le promesse e gli annunci del governo e della stessa premier Meloni, l’ultimo, una settimana fa, proprio del ministro Calderoli – è tra le regioni che ha chiesto garanzie sul punto.

LA POSIZIONE DI OCCHIUTO SULL’AUTONOMIA

Al netto di garanzie, condizioni e contropartite, per l’opposizione quello che conta è il dato politico: Occhiuto ha votato sì alle pre-intese, dopo aver rivendicato una posizione «eretica» all’interno del centrodestra sull’autonomia differenziata.
Il presidente nei mesi scorsi aveva chiesto una ‘moratoria’ al governo, per rivedere meglio alcuni aspetti di una legge approvata «di notte e in fretta». Aveva chiesto al governo di non approvare intese sulle materie non Lep – sulle altre, bisognerà in ogni caso attendere la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni – «fino a quando non sarà superato il criterio della spesa storica». Lo scorso novembre aveva esternato alcune «preoccupazioni» in merito a funzioni «probabilmente riportate nelle pre-intese dei prossimi giorni» in materia di finanza pubblica in sanità. «Alcune regioni, ad esempio, potrebbero usare le risorse del riparto sanitario – spiegava – per pagare di più i medici, o per offrire loro una previdenza integrativa e complementare più conveniente. Tutto ciò comporterebbe inevitabilmente una sperequazione rispetto alle regioni che non possono consentirsi iniziative di questo tipo».

Occhiuto aveva chiesto un tavolo a Calderoli in quell’occasione, il ministro, conciliante, aveva risposto di averlo chiamato e averlo rassicurato. «Ci confronteremo presto, gli dirò: “leggiamo insieme queste intese e vedrai che nessun rischio di sperequazione c’è per nessuna Regione d’Italia”» era stato il commento del leghista.

L’ATTACCO DEL MOVIMENTO 5 STELLE

«Occhiuto ha tradito la Calabria. Punto. Non ci sono interpretazioni più benevole» dice ora Pasquale Tridico, europarlamentare del M5s ed ex candidato alla presidenza in Calabria. «Non ci sono sfumature da cercare. Un presidente di Regione che governa un territorio con la sanità tra le peggiori d’Italia, con ospedali allo stremo, reparti chiusi, medici in fuga, pazienti costretti ad attraversare l’Italia per un’operazione, ha votato per dare alle Regioni ricche del Nord il potere di pagare ancora di più il personale sanitario, offrire prestazioni aggiuntive ai propri cittadini e investire in autonomia nelle proprie strutture – continua Tridico – Risorse che la Calabria non ha. Che non avrà mai. Che continuerà a non avere anche perché uomini come Occhiuto, invece di battersi, si siedono al tavolo e eseguono gli ordini. Quali ordini? Quelli del suo partito. Quelli di Roma. Quelli del Nord. Chiediamo a gran voce che il presidente vada immediatamente in Consiglio regionale a spiegare questo voto. A guardare in faccia i rappresentanti dei calabresi e a dire loro per quale ragione ha scelto il Nord invece della sua gente».

Tranchant anche il commento della deputata M5s Vittoria Baldino. «Qui si vede la differenza tra chi governa e chi recita – scrive sui social – C’è chi, come Roberto Fico, ha portato una regione fuori dal piano di rientro lavorando per rafforzare la sanità pubblica: gestione ordinaria, investimenti, assunzioni, medicina territoriale. E lo ha fatto dicendo no alle pre-intese. Poi c’è Occhiuto, che pensa di poter barattare tutto questo con un favore politico al governo Meloni e alle Regioni del Nord. Un presidente della Calabria dovrebbe difendere i calabresi. Occhiuto invece ha scelto di fare il passacarte della destra al governo. Una Regione tradita, ancora una volta e sacrificata sull’altare di affari di palazzo, di alchimie politiche, di logiche di appartenenza. Così si riduce una Regione ricchissima di risorse nella Regione più povera d’Europa».


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