Emilia Romagna

studenti e città insieme per raccontare il patrimonio UNESCO


C’è un modo diverso di guardare una città. Più lento, più curioso, più autentico. È quello dei bambini e dei ragazzi che, con matite e macchine fotografiche, hanno deciso di raccontare i portici di Bologna con occhi nuovi.

Nasce così “Portici per il Futuro” – voluto dai Lions del distretto Tb 108 con il patrocinio del Comune di Bologna –  che intreccia scuola, arte e cittadinanza attiva, trasformando uno dei simboli più iconici della città in un laboratorio a cielo aperto. Non solo un’iniziativa didattica, ma un’esperienza capace di lasciare un segno, dentro e fuori le aule.

Come si entra nei club, i soci illustri, gli obiettivi: vi racconto la galassia dei Lions di Bologna
 

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Un percorso tra educazione e creatività

Non si tratta semplicemente di studiare i portici, ma di viverli. Gli alunni della scuola primaria Edmondo De Amicis e gli studenti del Liceo Galvani sono diventati protagonisti di un percorso fatto di osservazione, scoperta e reinterpretazione. I più piccoli hanno tradotto emozioni e dettagli in disegni colorati, mentre i più grandi hanno catturato scorci, luci e prospettive attraverso la fotografia. Due linguaggi diversi, un unico obiettivo: raccontare la città con uno sguardo originale. Il risultato è una narrazione collettiva che unisce creatività e consapevolezza.

I Portici di Bologna: molto più di un’architettura

Chi vive Bologna lo sa: i portici non sono solo un riparo dalla pioggia o dal sole. Sono un luogo dell’anima, uno spazio che accoglie, protegge e mette in relazione. Riconosciuti come patrimonio mondiale Unesco, rappresentano una storia lunga secoli fatta di comunità, incontri e identità condivisa. Ed è proprio da qui che parte il progetto: dalla volontà di far capire alle nuove generazioni che quel patrimonio non è qualcosa di distante, ma qualcosa che appartiene a tutti.

Il progetto ha preso forma attraverso attività concrete: laboratori, visite guidate, percorsi tematici tra i portici. Non lezioni frontali, ma esperienze vissute. I ragazzi hanno camminato sotto le arcate, osservato dettagli, ascoltato storie e poi restituito tutto questo attraverso le loro opere. Alcuni scatti sono stati esposti anche in mostre pubbliche, come alla Sala Cavazza al Baraccano, rendendo visibile a tutta la città il loro lavoro. Un modo per dire che la cultura non è solo da studiare, ma da condividere. 

Ben 64 cartoline per cogliere la magia di Bologna

Per lasciare un segno di questo originale e prezioso lavoro degli allievi delle De Amicis e degli studenti del Galvani, è stato realizzato un cofanetto con 64 cartoline, in edizione e tiratura limitata che raccoglie i disegni e le fotografie. 

È anche stato anche realizzato uno speciale francobollo che celebra i 5 anni dei portici come patrimonio Unesco e sarà possibile effettuare un annullo filatelico dedicato il 10 e l’11 aprile al Palasavena in occasione dell’evento filatelico e numismatico Bophilex. Cartoline e francobolli si potranno anche acquistare il 12 aprile in un gazebo dedicato in piazza Maggiore. 

Un dialogo tra generazioni

“Portici per il Futuro” è anche questo: un ponte tra generazioni. Da una parte la memoria della città, dall’altra lo sguardo fresco di chi la sta scoprendo. Nei disegni dei bambini e nelle fotografie degli studenti si legge qualcosa di più di un esercizio scolastico: si intravede una relazione, un legame che si costruisce nel tempo tra persone e luoghi.

In un’epoca in cui tutto corre veloce, fermarsi a osservare un capitello, una prospettiva, un gioco di luci sotto un portico diventa un atto educativo. Il progetto dimostra che conoscere il proprio patrimonio significa anche imparare a prendersene cura. E che la cittadinanza attiva nasce proprio da qui: dalla consapevolezza. Perché i portici di Bologna non sono solo passato.
Sono un’eredità viva, che continua a parlare — soprattutto a chi ha ancora voglia di ascoltare.

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