Ex Fcu tra polemiche e rilancio: perché una corsa su Roma non è un’eresia

di Diego Zurli*
Nei giorni scorsi, leggendo le notizie poco rassicuranti che avete pubblicato circa il futuro dei servizi ferroviari regionali, curiosando tra i social mi sono imbattuto nelle feroci critiche rivolte a un giovane consigliere comunale appartenente a una lista civica di Perugia, reo di aver ipotizzato l’istituzione di una corsa su Roma utilizzando l’ex Fcu una volta completati i lavori di adeguamento dell’armamento e degli impianti in corso. Fatte salve alcune imprecisioni – giustificabili per un non addetto ai lavori – a differenza dei molti ingegneri da tastiera che pontificano da anni sognando ferrovie immaginarie, raddoppi, nuovi tracciati AV, oltre ad altri improbabili servizi, il consigliere avanzava una proposta, discutibile ma concreta.
Giova infatti ricordare, a tale proposito, che un servizio del genere, seppure organizzato in modalità “charter” a scopi turistici, fu istituito per qualche tempo con il subentro della Regione alla gestione governativa; pertanto, in linea di principio, nulla vieterebbe di riproporlo sperimentalmente in orario, alle nuove condizioni rese possibili dal completamento dei lavori di rinnovo dell’armamento e dell’intera impiantistica in corso sulla tratta sud. In tale siffatta ipotesi, ovviamente tutta da verificare relativamente alla sua convenienza rispetto ad altri servizi esistenti, il predetto consigliere evidenzia una questione emersa in apertura dell’incontro organizzato dall’associazione “Perlumbria” per la presentazione dell’ultima fatica editoriale di Fabio Ciuffini. Riassumendo: «Poiché abbiamo investito un bel po’ di milioni per rinnovare la ex FCU adesso abbiamo il dovere di farla funzionare!».
Non si può che convenire con questa giusta preoccupazione perché, come ho avuto modo di scrivere in varie occasioni, adesso la sfida si sposta sulla scelta di un diverso modello di esercizio e dei relativi servizi. Posso sbagliare, ma mi è sembrato di capire che alcuni dei fustigatori da tastiera fossero ispirati – tra gli altri che tralascio per carità ferroviaria – dal retropensiero che tale servizio possa indebolire l’esigenza – prioritaria per l’Umbria – di potenziare l’attuale tracciato della Foligno-Terontola. Come cercheremo di chiarire, si tratta di una preoccupazione infondata. La ragione e il limite stesso di questo modo di porre questa e altre problematiche di natura ferroviaria, è che si confondono questioni diverse.
Rete e servizi sono infatti asset aziendali disgiunti e da anni separati per norma comunitaria anche nella gestione che è in capo a due diverse aziende del gruppo Fs: Rfi si occupa della rete e Trenitalia e le altre imprese ferroviarie, dei servizi di mobilità. Perché come è accaduto per tutti i servizi a rete, la condizione di neutralità del gestore, può favorire l’erogazione di servizi in regime di concorrenza a tutto vantaggio degli utenti. Il funzionamento efficace di una rete ferroviaria moderna si fonda su due principi strutturali tra loro complementari: interoperabilità e interconnessione. Tali concetti non riguardano esclusivamente il settore dei trasporti, ma costituiscono i cardini di qualsiasi infrastruttura a rete complessa, dalle telecomunicazioni alle reti energetiche, fino ai sistemi informatici.
In sintesi, l’interoperabilità rappresenta la capacità di sistemi differenti di operare congiuntamente secondo regole e standard condivisi e pertanto, in ambito ferroviario, si traduce nella possibilità per treni, operatori e tecnologie, di circolare senza discontinuità tra reti diverse; l’interconnessione attiene invece alla struttura fisica e funzionale della rete e alla capacità dei suoi nodi di essere efficacemente collegati tra loro. Il lavoro proficuo portato avanti da molti anni per la ex FCU da Regione e Rfi, va esattamente in questa direzione. E allora, contrariamente a ciò che comunemente si crede, il motivo che ha portato Rfi a riprendersi in carico la tratta sud della ex FCU, è proprio quello di garantirne l’interoperabilità tecnologica, attraverso la diffusione del sistema ERTMS – inizialmente impiantato sulla rete ad alta velocità e progressivamente esteso alla rete convenzionale – e quello di rafforzarne l’interconnessione sviluppando nodi capaci di integrare il trasporto ferroviario anche con le altre modalità.
In questa logica, con alcune attuali limitazioni, anche la ex FCU può tornare a essere funzionale in un ottica di rete, perché consente a Rfi di disporre di un sistema maggiormente affidabile e resiliente offrendo ai futuri gestori dei servizi una maggiore possibilità di differenziare e migliorare gli stessi. Giova ricordare che, i prossimi servizi Intercity e quelli regionali alla scadenza del contratto di servizio, andranno obbligatoriamente a gara e pertanto disporre di una rete maggiormente efficiente, in presenza di più operatori in concorrenza tra loro – come per tutti gli altri servizi a rete – può consentire un offerta differenziata e più vantaggiosa per gli utenti come è avvenuto per l’elettricità e i telefonini.
Ha pertanto perfettamente ragione l’assessore Francesco De Rebotti, sia quanto chiede con forza a Rfi assicurazioni circa un accesso equo e stabile sulla rete AV per i servizi regionali sia, al tempo stesso, di completare l’adeguamento dell’infrastruttura della ex FCU a 18 tonnellate per asse, che aggiungerebbe un segmento utile al sistema ferroviario regionale in un ottica di rete per permettere servizi differenziati e, in prospettiva, forse anche meno onerosi. Infine, coglie come sempre nel segno Fabio Ciuffini quando, nel suo bel libro (a pagina 115), titolando provocatoriamente «Abbiamo fatto 30, facciamo 31!» auspica la piena interoperabilità tra FS e FCU che si otterrebbe potenziando i sistemi di sicurezza della Foligno-Terontola – che ne è priva – ma anche realizzando gli ultimi interventi di potenziamento dell’infrastruttura per la seconda; ciò nell’ottica di permettere servizi metropolitani nelle tratte più urbanizzate sia, come aveva incautamente proposto il giovane consigliere perugino, di sperimentare l’offerta di nuovi servizi per le medie e lunghe percorrenze.
Permettetemi infine un’ultima considerazione. Abbiamo speso i migliori anni della nostra vita nel chiedere il rilancio della ex FCU per impedirne l’abbandono dopo le sciagurate scelte nazionali che portarono all’eliminazione dell’elettrificazione e all’introduzione dei treni diesel. Per contrastare tale deriva, la Regione decise addirittura di prendersela in carico. Dopo decenni di lavori e investimenti che hanno riguardato nell’ordine: l’eliminazione dei passaggi a livello, il ripristino dell’elettrificazione, il rifacimento dell’intero armamento a standard Rfi, l’acquisto di quattro Minuetto e il loro recente risanamento, l’introduzione dell’ERTMS, il ripristino del collegamento Ponte San Giovanni-Sant’Anna e, prossimamente, anche quello fino a San Sepolcro; proprio adesso che, grazie all’impegno di amministrazioni locali e governi nazionali – anche di colore diverso – abbiamo finalmente ottenuto un primo risultato concreto (in chiave di maggiore interoperabilità e interconnessione della rete) – l’unico in materia di ferrovie dopo anni – sentiamo ripetere che sono soldi spesi male! Quando, come sostiene la sindaca di Perugia nella sua bella prefazione al libro di Ciuffini, dovremmo invece concentrare tutti i nostri sforzi nella ricerca di nuove strade per ridisegnare la mobilità del futuro in modo sostenibile ed equilibrato. La sfida, anche per la nuova FCU, è proprio questa sperando di esserne all’altezza.
*Architetto
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