Trasparenza salariale, in Italia solo il 41% delle aziende è pronta

Solo un’azienda europea su due (49%) si sente preparata ai nuovi requisiti di conformità alla trasparenza retributiva secondo la Direttiva UE fissata a giugno di quest’anno, e in Italia la quota di aziende che si sentono pronte è ancora più bassa (41%), anche se i primi interventi sono già in corso: il 43% sta aggiornando la job architecture e i sistemi di inquadramento professionale per definire le categorie che svolgono un lavoro di pari valore, il 50% sta analizzando eventuali gap retributivi interni e il 27% ha avviato interventi di riallineamento retributivo. A spiegarlo la Global Pay Transparency Survey di Mercer, che raccoglie le opinioni di oltre 1.600 organizzazioni multinazionali in 60 mercati, analizzando la preparazione delle aziende di fronte ai nuovi requisiti normativi.
A livello globale, la preparazione dei datori di lavoro nel soddisfare i requisiti è aumentata fino a quasi il 50%, era il 32% del 2024. Il 77% delle organizzazioni sta sviluppando o ha sviluppato strategie e piani di trasparenza retributiva, ma solo il 14% ha pienamente implementato il proprio approccio in tutta l’organizzazione. Le percentuali si abbassano se si guarda all’Europa e all’Italia, dove rispettivamente il 70% e il 61% si trova ancora in fase di sviluppo o implementazione, e appena il 9% ha completato il percorso.
A trainare la trasformazione è la necessità di conformarsi alle normative: lo fa l’82% delle aziende italiane e quasi il 90% di quelle europee, statunitensi, canadesi e britanniche. Altri fattori trainanti sono l’engagment dei dipendenti (56%) e la competitività sul mercato (55%). Il tema infatti è diventato reputazionale critico e un’opportunità per far evolvere i modelli organizzativi.
Non mancano le difficoltà: la principale per le aziende italiane è la comprensione delle normative (61%), con il 30% del campione che ha richiesto consulenze a studi legali esterni. C’è anche un tema di allineamento interno (55%), oltre all’aspetto della tecnologia, essendo la gestione dei dati uno degli elementi chiave per l’implementazione della trasparenza retributiva: il 66% delle aziende italiane utilizza ancora fogli di calcolo.
Il report rivela che i dipendenti che percepiscono la propria retribuzione come equa risultano più coinvolti dell’85% e più impegnati del 60%, mentre la percezione di non essere pagati equamente è il primo motivo di dimissioni. Solo il 29% delle aziende italiane condivide però la propria filosofia retributiva, e appena una su tre (33%) spiega come vengono determinati stipendio e aumenti. L’evolversi delle aspettative dei dipendenti sta portando a una maggior chiarezza: il 48% ha intenzione di condividere le informazioni retributive sia internamente sia esternamente.
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