“Rinunciare a una tradizione crudele”, LAV contro strage di agnelli
“Ogni anno gli agnelli uccisi per diventare cibo tradizionale da mangiare a Pasqua e Pasquetta sono oltre mezzo milione. Ma che tradizione è una che pretende di celebrare la pace e la vita chiedendo la morte di animali di tre, massimo quattro, settimane?” È la domanda allarmante dinanzi a cui ci pone ogni anno la Lega Anti Vivisezione Italiana, soprattutto in prossimità delle festività. L’associazione animalista lotta continuamente per fermare la strage di cuccioli di ovicaprini che viene commessa a Natale e a Pasqua, specialmente nelle regioni del Sud Italia, in nome del simbolismo religioso.
“Più che di sacrificio qui si tratta di carneficina – spiegano i volontari – Solo nel 2025, sono stati macellati più di tre milioni di agnelli, di questi, oltre un milione sono stati macellati tra aprile e dicembre. Neonati, che nel singolo mese di esistenza a loro concesso, avranno solo conosciuto dolore e sofferenza: il distacco dalla madre, la paura durante il trasporto, la fame, la sete e, in ultimo, il terrore dentro al macello dove, prima che arrivi il loro turno di morire, sentiranno i belati dei loro compagni a cui la vita sta già venendo sottratta”. La sezione barese della Lav ha rilevato una diminuzione del consumo di agnello e capretto negli ultimi anni, grazie a una maggiore sensibilità delle nuove generazioni, ma non basta. “Bisogna abbandonare la retorica della ‘buona tradizione italiana’ – raccontano a Telebari – e iniziare a celebrare le nostre feste in un modo davvero allineato al loro significato, rispettando il diritto alla vita di tutti gli esseri viventi, puntando a un menù pasquale più consapevole”




