Assegno unico, Governo verso eliminazione del requisito della residenza

Il governo ha depositato un emendamento al decreto Pnrr per allargare la platea di beneficiari dell’assegno unico e universale (Auu) per i figli a carico, intervenendo su uno dei principali nodi che aveva attirato rilievi da parte dell’Unione europea. La proposta modifica il decreto legislativo istitutivo, superando il requisito della residenza in Italia da almeno due anni che finora escludeva i lavoratori comunitari non residenti e i figli che vivono in un altro Stato membro dell’Ue. Secondo la relazione tecnica, l’allargamento coinvolgerebbe circa 50mila nuovi figli beneficiari, con un impatto finanziario di 20 milioni di euro nel 2026 e un progressivo aumento fino a oltre 36 milioni annui dal 2035. L’emendamento prevede che l’erogazione della prestazione sia collegata alla durata effettiva della residenza, del domicilio o della prestazione di lavoro svolta in Italia, e che i lavoratori non residenti presentino la domanda ogni anno a partire dal primo marzo. L’obiettivo dichiarato dal governo è anche quello di evitare una possibile procedura di infrazione da parte della Corte di giustizia dell’Unione europea, sollevata dalla Commissione nel 2024 proprio per la discriminazione nei confronti dei lavoratori mobili comunitari non residenti.
È importante precisare che la modifica riguarda esclusivamente i cittadini di Stati membri dell’Unione europea che lavorano in Italia, non tutti gli stranieri in senso generale. Fino ad oggi l’assegno unico spetta anche a cittadini non Ue che soddisfano specifici requisiti di titolo di soggiorno o permessi di lunga durata, ma la novità punta in particolare ad allineare la disciplina italiana ai principi comunitari di libera circolazione dei lavoratori e coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale.
In Umbria, regione con circa 853mila residenti e 387mila famiglie, il tema assume una rilevanza particolare in un contesto demografico segnato da invecchiamento e denatalità e dove gli stranieri rappresentano oltre il 10,4 per cento della popolazione. Secondo il recente Dossier statistico immigrazione, i cittadini con background migratorio sono oltre 90mila, con una componente giovanile più ampia rispetto alla media regionale e una quota di minori pari al 17,5 per cento della popolazione straniera.
Questo dato è significativo perché riflette una realtà umbra in cui un numero crescente di nuclei familiari stranieri con figli contribuisce alla dinamica demografica e alla tenuta del mercato del lavoro, soprattutto nei settori dei servizi, dell’industria e dell’agricoltura. Se l’emendamento venisse approvato, potrebbe quindi ampliare l’accesso all’assegno anche per genitori comunitari che lavorano in Umbria ma i cui figli risiedono in un altro Paese Ue o non soddisfano il requisito di residenza italiano, rendendo il sostegno più aderente alle esigenze di molte famiglie transnazionali presenti nel territorio regionale.
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