Roberto Baggio e quella proposta di riforma abbandonata dal 2011
Non lo hanno fatto parlare. “Ho fatto 5 ore di anticamera e poi ci hanno accolto per 15 minuti”, racconta Roberto Baggio della riforma che aveva proposto nel 2011. L’ex fuoriclasse aveva capito, ma non è stato ascoltato. Aveva le sue idee su come risollevare il calcio italiano, come scovare i talenti e trovarne altri. Nuovi Baggio crescono, se li coltivi.
Lui che è stato il meglio del nostro passato, aveva provato a riscrivere il futuro. Aveva presentato un progetto, un dossier di 900 pagine con idee e progetti. Era il 2011 quando fu nominato presidente del Settore Tecnico della Figc.
Cosa prevedeva il piano
I punti centrali:
La necessità di dotazione di strutture sportive,
La necessità di avere sul territorio almeno un centinaio di centri federali
Formazione di istruttori federali qualificati
Raccolta dati degli atleti
I test dovevano essere misti, fisici e tecnici, non solo fisici.

In sostanza
Giovani: un percorso formativo unico, che doveva valorizzare tecnica e qualità e mettere da parte la tattica.
Scuole di abilità, per cercare talenti: raccogliere dati, partite, allenamenti.
Riforma degli allenatori: meno teoria, più campo, più talento, meno peso ai risultati tra i più piccoli.
Scouting: database nazionale, incentivi per valorizzare i giovani italiani.
Eliminazioni al girone in Sudafrica
Il piano era nato sull’emotività di un inaspettato tracollo: 4 anni dopo aver vinto il Mondiale di Germania, in Sudafrica nel 2010, l’Italia crolla e viene eliminata dopo un girone che sulla carta era agevole (Paraguay, Slovacchia e Nuova Zelanda).
I fondi
Quei fondi non sono mai stati trovati, l’idea era considerata discreta, ma non c’era budget, e non si aveva un’idea chiara di come applicarle le proposte fatte. Baggio si dimise perché il suo progetto fu di fatto abbandonato in un cassetto. Passato il dolore, passano le proposte. Il resto se lo porta via il vento.
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