l’esplosione di Castle con gli Spurs
Pensieri in libertà (con libertà di pensiero) sulla settimana NBA
Stephon Castle: solidità spaventosa
Ovvio, quando si dice Spurs tutti pensano a quella specie di albatros alto 2.28 che si muove come una guardia in attacco, mentre in difesa sembra un incrocio tra Dikembe Mutombo e Hakeem Olajuwon. Ma nella NBA non si è mai vinto da soli. Non c’è riuscito Jordan. Non c’è riuscito Magic. Non c’è riuscito Bird. Non ci riuscirà neanche Victor Wambanyama. Ecco perché la maturazione di Stephon Castle è quanto di più promettente ci possa essere in ottica futura per San Antonio. Giocatore di una solidità spaventosa. Fate conto un veterano, solo che gioca tra i professionisti da appena due anni. In controllo, mai sopra le righe, poche decisioni immature. Questa notte, nella vittoria sui Clippers, ha tirato da tre con il 60% (3 su 5), ha segnato 20 punti, e San Antonio ha passeggiato su Kawhi Leonard e compagni in assenza della stella francese. Stephon Castle è molto competente quando prende iniziativa palla in mano, punta l’avversario in palleggio e riesce con facilità a sovrastarlo nelle entrate anche in situazioni di traffico. Ha una forza nella parte alta del corpo di livello “Jimmy Butler in maglia Chicago Bulls”, giocatore che ricorda molto anche per un tipo di gioco in cui la parte fisica e la parte tecnica rimangono costantemente in simbiosi. Uno dei suoi difetti era il tiro da fuori? Bene, Castle nelle ultime dieci partite sta tirando con il 42,9% da tre. Se diventa pericoloso da fuori con continuità, fate attenzione, perché staccarsi e lasciarli spazio smette di essere un’opzione, e ci si scopre maggiormente sulle sue penetrazioni. In stagione, Castle sta segnando 16,6 punti di media con 7,3 rimbalzi e 1,2 palle rubate. Non è ancora Dominique Wilkins, ma i margini di miglioramento sono impressionanti di partita in partita. Al capitolo tiri liberi, invece, deve lavorare. E anche molto. San Antonio vera scuola di pensiero.
Bam Adebayo, che giocatore è?
Si è parlato tanto di Adebayo dopo la sua prestazione da 83 punti contro i Washington Wizards, squadra materasso che più materasso non si può, ormai da diversi anni. Non ha senso commentare le polemiche su quanto quei punti fossero o meno frutto di situazioni di gioco poco competitive e di un asservimento totale dei propri compagni alla causa. Andrebbe vista la gara in cui Wilt Chamberlain scrisse 100 punti. Così come quella in cui David Robinson ne fece 71 ai Los Angeles Clippers negli anni ’90. Ma che tipo di giocatore è Bam Adebayo? Questo è molto più interessante per capire come nascono certe prestazioni. Trattasi di centro dal gran fisico e dalla grande esplosività, che negli anni ha saputo migliorare in modo significativo dal punto di vista tecnico. È diventato bravo a mettere palla a terra, ha “arrotondato” la mano da fuori, ha sviluppato un gioco fronte a canestro che nei primi anni in NBA non aveva. Si è evoluto, ha lavorato sul palleggio, sul piede perno. E questo è encomiabile. No, il pivot dei Miami Heat non è un realizzatore raffinato come un Patrick Ewing, per dire. Per questo a molti gli 83 punti hanno fatto storcere il naso. Ma segna pur sempre 20 punti di media, anche se in questa stagione con un’efficienza così e così. È un realizzatore più costruito che naturale. Il tema è stato proprio questo.
Donovan Mitchell, comunque una buona stagione
Alla fine, lo si dà ogni stagione per scontato. Anche se lui continua a bruciare retine e a fare sempre canestro. Anche se sta giocando, numericamente, una delle stagioni migliori della carriera. Sta segnando 27,7 punti di media. Solo nella stagione 22-23 ne aveva segnati di più (28,3). Forse, viene un po’ considerato un “realizzatore senz’anima”, uno di quelli che poi alla fine non ti fanno vincere. La verità è che Mitchell rimane un realizzatore esplosivo, a tratti un po’ selvaggio tatticamente. Sa crearsi il proprio tiro sia sul perimetro che andando al ferro, perché è atletico, saltatore, e tratta molto bene la sfera. La sa mettere da tre, ma diciamo che non lo scambi propriamente per Reggie Miller (36,3%). Ai liberi, invece, è una macchina e tira con oltre l’86%. La verità è che è un ottimo giocatore, ma non è mai diventato, nonostante le performance e il gioco spettacolare, un nome che “chiama”. I Cavaliers sono quarti a Est.
That’s all Folks!
Alla prossima settimana.
Source link




