La guerra nel Golfo e i mercati: petrolio oltre i 110 dollari e nuove tensioni globali
Giornata di scambi ridotti sui mercati globali per la chiusura di gran parte delle piazze occidentali in occasione del Venerdì Santo. Restano aperti i listini asiatici, che si muovono in ordine sparso, mentre il balzo dei prezzi del petrolio alimenta i timori per l’inflazione e per l’impatto sui costi energetici. A Tokyo il Nikkei avanza di circa l’1,25%, mentre a Hong Kong l’Hang Seng perde circa lo 0,7%. Seul sale del 2,61%, mentre Shanghai cede l’1,15%. A pesare sul sentiment resta l’escalation nel Golfo Persico, dopo le nuove minacce del presidente degli Stati Uniti Donald Trump contro l’Iran, che hanno spinto al rialzo le quotazioni energetiche.
Sul fronte macro, l’indice PMI dei servizi, elaborato da S&P Global e RatingDog, si è attestato a 52,1 punti, in calo rispetto ai 56,7 di febbraio ma in territorio espansivo per il 39 mese consecutivo. I prezzi del petrolio sono in forte rialzo sui mercati asiatici. I futures sul greggio WTI balzano di oltre l’11%, superando i 112 dollari al barile, ai massimi da quasi quattro anni, in una seduta volatile segnata dalla rivalutazione dei rischi sull’offerta legati alla guerra nel Golfo Persico.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump annuncia un’intensificazione degli attacchi contro l’Iran e le sue infrastrutture nelle prossime settimane, in assenza di un’accettazione da parte di Teheran delle condizioni americane per un cessate il fuoco, con la Repubblica islamica che reagisce alla retorica.
In precedenza i prezzi avevano rallentato dopo indiscrezioni su un coordinamento tra Oman e Iran per un pedaggio alle petroliere in transito nello stretto di Hormuz, ma l’ipotesi di una normalizzazione delle forniture si è rapidamente attenuata. I futures sul Brent avanzano di oltre il 7%, oltre i 109 dollari al barile. La giornata sarà caratterizzata da una serie di dati macroeconomici rilevanti. In Italia sono attesi i conti economici annuali per settore istituzionale, il dato su deficit/Pil del quarto trimestre e il conto trimestrale delle amministrazioni pubbliche con reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle società.
Nel pomeriggio focus sugli Stati Uniti, con salari orari, nuovi occupati non agricoli e tasso di disoccupazione, seguiti dagli indici PMI servizi e composito finali. Il dollaro si mantiene stabile intorno a quota 100 in un contesto di scambi ridotti, mentre gli investitori attendono indicazioni dal mercato del lavoro sull’orientamento della Federal Reserve. Un eventuale indebolimento marcato dell’occupazione potrebbe riaprire lo spazio per tagli dei tassi nel corso dell’anno, ipotesi ridimensionata nelle ultime settimane dal rialzo del petrolio che ha riacceso le pressioni inflazionistiche. La valuta americana si avvia intanto verso un lieve calo su base settimanale.
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