Samsung corre ai ripari: più componenti cinesi per evitare rincari
Il costo della RAM è esploso nell’ultimo anno e i produttori di smartphone cercano strade alternative per non ritoccare troppo i listini, soprattutto nella fascia media e bassa. Aumentare i prezzi dei modelli più accessibili rischia di frenare le vendite, ma assorbire internamente questi rincari non è sostenibile a lungo.
Secondo un nuovo report dalla Corea, Samsung avrebbe scelto una soluzione meno visibile rispetto a un aumento di prezzo diretto: cambiare parte dei fornitori di componenti, spostando una quota crescente della produzione verso aziende cinesi.
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Cosa starebbe cambiando nei Galaxy di fascia media e alta
Il report cita in particolare alcuni Galaxy di fascia media, tra cui Galaxy A57, dove Samsung avrebbe sostituito i propri pannelli OLED interni con schermi prodotti dalla cinese CSOT. Parliamo quindi di un cambio di fornitore per uno degli elementi più importanti di uno smartphone: il display.
Il riposizionamento non riguarderebbe solo i modelli economici. Per la serie pieghevole Galaxy Z, Samsung avrebbe cambiato anche il fornitore della cerniera: al posto della coreana KH Vatec entrerebbe in gioco la cinese Huanli per il futuro Galaxy Z Flip7.
La cerniera è il cuore meccanico di un pieghevole, quindi non si tratta di un dettaglio marginale.
Il report parla inoltre di alcuni moduli fotocamera ultragrandangolare della serie Galaxy S, che ora arriverebbero da produttori cinesi. Non tutti i sensori, quindi, ma una parte della catena fotografica dei top di gamma.
Perché Samsung punta sui fornitori cinesi
Alla base di queste mosse ci sarebbe un obiettivo molto concreto: compensare l’aumento dei prezzi della memoria RAM, definito nel report come “assurdo” per entità dei rincari. Riducendo il costo di altri componenti chiave, Samsung proverebbe a mantenere stabili i prezzi finali, soprattutto nei segmenti mid-range dove ogni euro pesa.
In pratica, invece di far pagare di più gli utenti, l’azienda sposta parte della produzione verso fornitori che propongono componenti equivalenti a un costo inferiore. È una strategia che riduce il margine di guadagno dei fornitori storici, in particolare quelli coreani, ma che aiuta a tenere sotto controllo il prezzo degli smartphone in un contesto di costi in salita.
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