Sardegna

Dedalo, il padre dei nuraghi o dei Giganti di Mont’e Prama? Mastino e Zucca svelano il mito della Sardegna antica

Oristano

Grande successo per il secondo appuntamento promosso dall’associazione “La Sardegna verso l’Unesco”

Tra mito, archeologia e memoria antica, uno sguardo su come il Mediterraneo guardava alla Sardegna nuragica. È questo il filo conduttore del secondo appuntamento con i Dialoghi nuragici, promosso dall’associazione “La Sardegna verso l’Unesco”, che ha richiamato un pubblico numeroso e attento nella sala conferenze dell’Hospitalis Sancti Antoni.

Protagonisti dell’incontro, dedicato al tema “La civiltà nuragica vista dagli Antichi”, tra Dedalo e altre storie, sono stati Attilio Mastino, già professore di Storia romana e rettore dell’Università di Sassari, oggi presidente della Scuola Archeologica Italiana di Cartagine, e Raimondo Zucca, già professore di Archeologia all’Università di Sassari e attuale presidente del consiglio scientifico della Fondazione Mont’e Prama. A guidare il dialogo è stato Gianfranco Cocco, socio dell’Aps La Sardegna verso l’Unesco.

Il confronto ha preso le mosse dal mito di Dedalo, figura chiave della tradizione classica, che secondo alcune fonti avrebbe soggiornato in Sardegna. Un punto di partenza per interrogarsi su come i popoli del Mediterraneo antico percepissero la civiltà nuragica, tra leggenda e testimonianze storiche.

Attilio Mastino ha richiamato l’attenzione sulla complessità e sulla stratificazione delle narrazioni mitiche legate all’isola. “Alcuni di questi miti sono nati nel mondo greco, altri provengono dal mondo iberico e ci sono dei miti invece che vengono dal mondo africano. La Sardegna è vista nel mondo come una terra fortunata, fertile, ricca di frutti”, ha spiegato.

Raimondo Zucca ha invece affrontato il tema della conoscenza che gli autori greci e latini avevano del patrimonio nuragico, partendo da un interrogativo centrale: i nuraghi, presenza dominante nel paesaggio sardo, vengono citati nelle fonti antiche? “Dobbiamo rispondere in maniera dubitativa”, ha osservato Zucca, ripercorrendo le diverse ipotesi interpretative fino ad arrivare ancora una volta al mito di Dedalo, il divino architetto in fuga dalla Sicilia, inseguito da Minosse dopo la vicenda del labirinto e della fuga di Teseo.

“Venuto in Sardegna, Dedalo avrebbe costruito delle opere”, ha detto il professore. Una teoria sostiene fossero statue scolpite in modo artistico: l’idea più semplice è che si conoscessero le Statue di Mont’e Prama ancora in piedi e che queste venissero attribuite a Dedalo. Un’altra teoria è che a Dedalo si devono i nuraghi.

L’iniziativa si inserisce in un percorso di approfondimento pensato per valorizzare la civiltà nuragica da prospettive complementari, sostenendo la candidatura al riconoscimento Unesco e rafforzando la consapevolezza collettiva di un patrimonio unico al mondo.

L’ultimo appuntamento del ciclo, “Un incontro tra popoli: Nuragici e Fenici nell’Oristanese”, è in programma il 16 aprile alle 17.30, sempre nella stessa sede. L’ingresso è libero.

Giovedì, 2 aprile 2026

 

 

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