Blackwater Holylight – Not Here Not Gone
Il quarto album delle Blackwater Holylight, “Not Here Not Gone”, nasce in un periodo di profondi cambiamenti per la cantante e bassista Allison Faris, la chitarrista Mikayla Mayhew e la batterista Eliese Dorsay. Dopo aver lasciato Portland per trasferirsi a Los Angeles, il gruppo ha vissuto un momento di precarietà segnato dall’assenza pressoché totale di punti di riferimento. Si tratta di un senso di fragilità e solitudine che le tre musiciste hanno elaborato alla perfezione nelle dieci tracce del disco.

Il risultato è un lavoro complesso e affascinante, che vive di emozioni intense e viscerali, tradotte in musica senza ricorrere ad alcun filtro. Dalla scelta di non nascondersi – o meglio, di non porsi limiti creativi – nascono canzoni nelle quali, come per un’oscura magia, riff minacciosi si intrecciano a melodie seducenti.
I muri di chitarre tipici del grunge e dello shoegaze vengono “assediati” da voci eteree e synth avvolgenti. Una dolcezza cupa e malinconica, straordinariamente umana, caratterizza la prova vocale di Allison Faris. Le sue linee melodiche risultano ammalianti, creando un contrasto ideale con il sound massiccio e potentissimo messo a punto dalla band.
Le Blackwater Holylight giocano con la pesantezza pachidermica dello sludge e del doom come se fosse materiale malleabile – anche quando si sfocia nella rabbia cieca del black metal, come avviene in “Poppyfields”. Le tre musiciste americane non si lasciano schiacciare dal rumore ma lo tengono a bada, trasformandolo in un megafono per le loro paure, le loro angosce e i loro sentimenti in generale, positivi o negativi che siano.
Il limite tra stati d’animo diversi non è mai definito con precisione in “Not Here Not Gone”, un album straordinariamente intenso e potente costruito su un raffinato gioco di chiaroscuri sonori, nel quale luci e ombre si rincorrono senza sosta.
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