Molise

Venerdì Santo e il ‘Teco vorrei’, Campobasso pronta per la processione | isNews

L’appuntamento è per domani, alle 18, partendo dalla Cattedrale. Un momento di commozione e riflessione, che quest’anno non può che toccare il tema del dramma vissuto dalle famiglie sfollate e dalle imprese danneggiate dal maltempo che ha colpito il Molise


CAMPOBASSO. Campobasso si appresta a vivere il suo momento religioso più intenso, con la processione del Venerdì Santo, in programma per domani, venerdì 3 aprile.

Un momento di commozione e riflessione, che quest’anno non può che toccare il tema del dramma vissuto dalle famiglie sfollate e dalle imprese danneggiate dal maltempo, che ha colpito tutta la regione ed in particolare l’area del Basso Molise.

L’appuntamento segue la Messa in Coena Domini di questa sera, celebrata dal vescovo Biagio Colaianni, con la sfilata degli Apostoli e la tradizionale visita ai Sepolcri.

La processione del Venerdì Santo partirà alle 18 dalla Cattedrale (la chiesa di Santa Maria della Croce resta chiusa) e attraverserà, come da tradizione, le strade del centro storico e murattiano, attesa da migliaia di fedeli.

Grande l’attesa per il coro dell’Addolorata, 100 musicisti e 700 cantori, tutti vestiti di nero, gli uomini da un lato, le donne, col capo velato, dall’altro. Avanti tenori e soprani, dietro bassi e contralti. A dirigerli il maestro Antonio Colasurdo.

Intoneranno note e parole che tutta la città conosce, messe in musica dal maestro campobassano Michele De Nigris, su versi di Pietro Metastasio: ‘Teco vorrei o Signore, oggi portar la croce, nella tua doglia atroce io ti vorrei seguire. Ma sono infermo e lasso, donami tu coraggio, acciò nel mesto viaggio non m’abbia da smarrire, acciò nel mesto viaggio non m’abbia da smarrire’.

Un canto che per gli storici rappresenta l’evoluzione del ‘Lamento della Madonna Santissima’, che Crociati e Trinitari, i rappresentanti delle antiche confraternite di Campobasso recitavano nei secoli scorsi. Perché la processione del Venerdì Santo, in origine chiamata ‘Il Mortorio’, ha origini antichissime, istituita com’è stata nel 1626.

Tra i momenti più sentiti la sosta davanti al carcere di via Cavour, dove la processione si ferma per la Preghiera del detenuto. Un appello accorato alla Madonna, fatto da un rappresentante dei carcerati, un invito a proteggere chi deve espiare le pene per i reati commessi. Una preghiera sempre toccante, a cui segue la benedizione del Vescovo. Quindi il ritorno in chiesa, per l’ultimo commovente canto.

C.S.


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