Cari nonni dell’Umbria i social cominciano a fare male anche a voi

Non è solo una questione generazionale. L’uso della rete e dei dispositivi digitali sta crescendo rapidamente anche tra gli adulti e gli anziani, con effetti che vanno oltre la semplice abitudine tecnologica e investono salute, relazioni sociali e qualità della vita. È questo il quadro che emerge da uno studio internazionale richiamato da Il Sole 24 Ore, secondo cui la diffusione degli schermi riguarda sempre più le fasce di età avanzata, con un impatto diretto sugli stili di vita.
La ricerca, condotta da un team della Uskudar University e pubblicata su riviste scientifiche internazionali, evidenzia come l’uso intensivo di smartphone, social e piattaforme digitali stia modificando le abitudini quotidiane degli anziani. Non solo meno movimento fisico, ma anche una riduzione delle relazioni sociali dirette e un aumento del tempo trascorso in attività passive. Un fenomeno che, secondo gli studiosi, può incidere sull’equilibrio mentale e sulla qualità della vita.
Il dato più rilevante non è però tanto l’impatto, quanto la diffusione. L’accesso alla rete tra gli over 60 è cresciuto in modo significativo negli ultimi anni, fino a ridurre in parte il divario digitale con le generazioni più giovani.
È su questo punto che il quadro nazionale si intreccia con la realtà umbra. L’Umbria è infatti una delle regioni più anziane d’Italia: secondo i dati Istat più recenti (2024), oltre il 26% della popolazione ha più di 65 anni, contro una media nazionale intorno al 24%. Un dato strutturale che rende particolarmente significativo osservare come queste fasce di popolazione si rapportano alla trasformazione digitale.
Negli ultimi anni, l’accesso a internet tra gli adulti e gli anziani umbri è cresciuto in modo evidente. I dati Istat sull’uso delle tecnologie dell’informazione indicano che tra le persone di età compresa tra 55 e 64 anni l’utilizzo della rete ha superato stabilmente il 70%, mentre tra gli over 65 si attesta intorno al 40-45%, con un incremento di oltre 15 punti percentuali rispetto al periodo pre-pandemia (2019).
In valori assoluti, significa che in Umbria – su circa 220mila residenti con più di 65 anni – oltre 90mila utilizzano internet con una certa regolarità. Una platea che si è ampliata soprattutto negli ultimi cinque anni, spinta anche dalla necessità di accedere a servizi digitali, comunicare a distanza durante la pandemia e gestire pratiche amministrative e sanitarie online.
Proprio la digitalizzazione dei servizi pubblici, a partire dal fascicolo sanitario elettronico e dalle prenotazioni online, abbia contribuito ad avvicinare una parte della popolazione anziana alla rete, pur con difficoltà legate alle competenze digitali e alla disponibilità di dispositivi.
Lo studio citato dal Sole 24 Ore invita però a guardare oltre il dato quantitativo. L’aumento dell’accesso non coincide automaticamente con un uso consapevole. Anzi, tra gli anziani si registra spesso un utilizzo concentrato su poche piattaforme – in particolare social network e video – con una minore diversificazione rispetto alle fasce più giovani.
Questo aspetto è rilevante anche in Umbria, dove la diffusione della rete tra gli anziani rappresenta un’opportunità ma anche un elemento di fragilità. Da un lato consente di ridurre l’isolamento, facilitare l’accesso ai servizi e mantenere relazioni a distanza; dall’altro può accentuare dinamiche di sedentarietà e riduzione delle interazioni sociali dirette, soprattutto nei contesti più periferici.
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