Viaggi e turismo

Isole, vulcani e montagne: ecco dove imparare l’arte del ritiro

La nuova parola d’ordine del benessere è retreat. Non che spa e medical spa siano in declino, al contrario, ma con i “ritiri” il concetto di star bene si rinnova. Sono un’occasione di viaggio per prendersi cura di sé, conoscere persone che condividono la stessa ricerca, scoprire nuovi posti. Precursore arguto, Marcello Murzilli lo aveva colto già dieci anni fa, quando ha fondato l’Eremito in un’ex monastero medievale isolato in una riserva Unesco in Umbria, dove il telefono non prende e si dorme in celle minimaliste: quella formula di silenzio, disconnessione, immersione nella natura per viaggiatori in solitaria sarebbe un giorno diventato il vero lusso. Ha tenuto duro, e oggi sembra che i dati gli diano ragione. Ecologia, sostenibilità e spiritualità sono pilastri della qualità della vita. Secondo il Global Wellness Institute nel 2024 il turismo del benessere ha raggiunto un giro d’affari di 900 miliardi di dollari, in crescita del 16%, valore che potrebbe superare i 2 trilioni entro il 2030.

«Questo tipo di esperienze mettono a tacere il brusio di fondo quotidiano, con l’aiuto di esperti che facilitano il processo di rigenerazione, insieme a una community di riferimento – nota Laura Montesanti, fondatrice di Synergy, il primo Retreat Travel Show che mette in contatto chi guida i retreat con gli hotel che li ospitano e con gli agenti di viaggio che li propongono -. Sono potenti nel condurre a un cambiamento profondo, grazie all’acquisizione di abilità e strumenti che restano e aiutano nella vita di ogni giorno».

Esperienze rigenerative

In campo olistico e spirituale, questo tipo di esperienze possono condurre a un autentico viaggio interiore, oltre che in luoghi sempre diversi. Per esempio, durante i workshop di Vocal Odyssey, guidati dalla cantautrice inglese Nessi Gomes, si impara a interpretare la voce come strumento di identità ed evoluzione. La durata varia da mezza giornata nelle città comprese nei tour di Nessi, alle full immersion di dieci giorni in Grecia, all’hotel Aegialis, unico cinque stelle di Amorgos a picco sull’Egeo. I gong sono invece lo strumento di Pauline Fabry, performer tedesca che li costruisce usando particelle di meteoriti raccolte in Islanda o sull’Etna, dove organizza anche i suoi viaggi fuori rotta: sono vere opere d’arte (uno è nell’hashram della stilista JJ Martins a Milano) che usa per le sue cerimonie di Sound Healing, la terapia del suono, e per la GongHypnosis, frutto della collaborazione con scienziati che studiano il rapporto tra percezione e risonanza.

Isole, vulcani e montagne: ecco dove imparare l’arte del ritiro

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Dai ritiri itineranti a quelli in luoghi iconici

I ritiri di Walking Mentorship sono per definizione itineranti: per il fondatore João Perre Viana, quando si combinano camminata, natura e condivisione si entra in contatto con la migliore parte di sé, perché è dimostrato che camminare al proprio ritmo tra 8 e 15 km al giorno non è solo un esercizio, ma riduce lo stress e migliora concentrazione, motivazione, memoria e umore. Una formula che si sperimenta su tratti epici, come il Cammino di Santiago, la Via Francigena, la Costa Vicentina in Portogallo. Alcuni progetti nascono invece con i loro luoghi, come Terranam Wellness, in Galizia: dopo aver provato retreat di ogni genere, la fondatrice Maria Garrido si era ripromessa, in segno di gratitudine, di creare un giorno un posto dove tirare il fiato e trovare sollievo. Nel 2018 ha realizzato il suo progetto, seguendo quattro linee guida: divertirsi, respirare, scoprire, staccare la spina. Niente ritmi da boot camp; niente obblighi di programma; niente insalata di quinoa in piedi in cucina (il menù è studiato con una chef stellata spagnola); si fa il sound bath in una cappella in pigiama, due classi di yoga al giorno, si sta molto all’aperto. I retreat interni sono una ventina, per uomini, altri per sole donne (con My Menopause Centre) e in futuro per la Generazione Zeta, per appassionati di cibo con visite dai produttori di cozze e di vino, ma ospitano anche gruppi esterni, spesso i pellegrini arrivati quasi al termine del Cammino di Santiago, che dista mezz’ora da Terranam.

Una strategia per gli hotel

La parola retreat dunque ha tante sfaccettature: può essere un luogo o un momento in cui ci si isola per dedicarsi al personale percorso di crescita o di cura; può essere individuale o di gruppo, stanziale o richiedere un viaggio. Non solo: i ritiri rappresentano anche un’opportunità economica per gli hotel, tuttavia spesso sottovalutata dagli alberghi stessi, che non colgono questa crescente richiesta. Montesanti spiega ancora che ospitare retreat è un modo per occupare le camere in bassa stagione, per ampliare la clientela, ma anche per offrire programmi di wellness originali e innovativi, e tutto questo senza investire risorse, ma semplicemente accogliendo esperti della materia o eventi di benessere. La spa è un valore per un hotel, ma con i retreat non serve, poiché si possono sfruttare altri spazi e le zone all’aperto. Il cambiamento, intanto, è tangibile persino in città. A Roma, per esempio, si sta sviluppando il concetto dell’Urban Retreat, come è già successo a New York, Londra e Bangkok, dove alcuni hotel, come Mandarin Oriental, Six Senses e Banyan Tree, aprono alcune classi di respirazione e sound healing al vicinato, creando una community di ospiti locali. E lo stesso Synergy, pur essendo un evento per addetti ai lavori, sul suo sito ha lanciato le “Transformation Series”, lezioni gratuite tenute dalle voci più autorevoli del settore. Prima data l’8 aprile con Heather Lee, esperta in esperienze psichedeliche, nuova frontiera del benessere in grande sviluppo.


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