Il calcio italiano è in crisi, ma si pensa già al nuovo ct: da Conte ad Allegri, tutti i nomi. Ma perché non uno dei giovani?
Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie. Anche i dirigenti della Federcalcio, aggrappati disperati ai rami, hanno iniziato a cadere. Prima il presidente federale Gravina. Poi il capo delegazione Buffon. Ora tocca a Gattuso. Rappresentano, di botto, già il passato (anche se nel caso di Gravina, vai a sapere). Di fronte, 40 giorni di vuoto e di grandi manovre, con la data limite del 13 maggio per presentare la candidatura per le elezioni del nuovo presidente e il voto previsto a Roma, il 22 giugno. Quel giorno, il programma del mondiale dice Nuova Zelanda–Egitto, Argentina–Austria, Francia–Iraq, mentre da noi, il conteggio delle preferenze per annunciare, urbi et orbi, il nuovo grande capo che avrà il compito di superare la crisi e riportare l’Italia al mondiale dopo 16 anni.
Ok, ma con quale allenatore in panchina? Bella domanda, sarà il tormentone dei prossimi 70 giorni. Il ballo dei nomi è già iniziato: alla famosa “gggente”, di programmi ed elezioni interessa fino a un certo punto. Alla fine, in questo sciagurato paese il nome del ct della nazionale è accostabile, per seduzione, a quelli del premier e del presidente della Repubblica. La logica dice che sarà il nuovo numero uno della federcalcio a decidere, ma sappiamo che, anche in questa scelta, ci sono pressioni e “giochi” di ogni tipo.
Guardando i giornali e i siti di queste ore, i nomi più papabili sono quelli di Roberto Mancini e Antonio Conte. Due ex. Il primo portò in dote il secondo titolo europeo nel 2021, ma rimediò anche la seconda bocciatura ai playoff contro la Macedonia del Nord nel 2022 e abbandonò la nazionale nel 2023 per accettare l’offerta della federazione saudita. Mancini guida l’Al Sadd, in Qatar, ma liberarsi non sarà un’impresa, soprattutto di fronte all’attuale scenario di guerra che sta sconvolgendo il Medio Oriente. Conte condusse un’Italia già ridimensionata ai quarti di finale dell’Euro 2016 e dopo il ko ai rigori contro la Germania, spiccò il volo verso il Chelsea, alla corte di Abramovich. Da quel 2016, Conte ha vinto la Premier 2017, la FA Cup 2018, lo scudetto con l’Inter nel 2012, un altro campionato alla guida del Napoli nel 2025, la Supercoppa di Lega 2025. Il contratto che lo lega al Napoli fino al 2027 potrebbe essere aggirabile – bisogna eventualmente trovare l’accordo con il presidente De Laurentiis -. Il problema maggiore appare un altro: lo stipendio. Conte guadagna bene a Napoli, una cifra che la federazione, soprattutto dopo l’eliminazione che comporterà un mancato incasso di almeno 30 milioni legato al mondiale, non può permettersi.
E qui si entra nel vivo della questione: arruolare allenatori di livello superiore significa mettere mano al portafoglio in modo pesante. È la legge di mercato. E’ in quest’ottica che bisogna valutare altre candidature come Max Allegri e José Mourinho. Il portoghese, in particolare, aprirebbe il fronte dei tecnici stranieri. Per un calcio come il nostro, dove di alto livello è rimasta solo la categoria dei tecnici, sarebbe uno smacco, ma Mourinho, nello specifico, conosce bene il calcio italiano e padroneggia la nostra lingua. L’uomo di Setubal, ora al Benfica, per legittime ragioni guarda al mondiale 2026 seguendo il suo Portogallo: dovesse andare male, la federazione di Lisbona potrebbe rimuovere il ct Roberto Martinez e affidargli la nazionale lusitana. Nel 2030, tanto per ricordarlo, la Coppa del Mondo si svolgerà in Spagna, Marocco e Portogallo. La Gazzetta dello Sport parla di Guardiola: dovesse lasciare, come sembra, il Manchester City, sarà libero.
Se si dovesse guardare al progetto in profondità, si potrebbe seguire la linea degli allenatori giovani. Anche qui bisogna però fare i conti con le leggi di mercato. Roberto De Zerbi ha appena firmato un contratto ultramilionario con il Tottenham. Francesco Farioli sta dominando la stagione portoghese. C’è una clausola di rescissione che lo lega al Porto, ma si può trovare un accordo. Tra i giovani, c’è da considerare Daniele De Rossi, ma se il nuovo presidente – viene da ridere a usare la parola “nuovo” – sarà il riciclato Abete, per DDR scatterà il veto.
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