proteste per la lectio del guru delle criptovalute
Genova. Si apre ufficialmente l’anno accademico 2025-2026 dell’Università di Genova, l’ultimo del rettore Federico Delfino, e tra saluti istituzionali, bilanci e piani per il futuro non sono mancate le polemiche.
La lectio di Paolo Ardoino, ceo di Tether
Alla cerimonia nell’aula magna dell’Albergo dei Poveriè stato invitato Paolo Ardoino, ceo di Tether, per una “lectio” nell’ambito del progetto Alumni. Ardoino ha studiato a Valletta Puggia: nato a Cisano sul Neva, provincia di Savona, classe 1984, programmatore dall’età di 8 anni, è diventato miliardario poco dopo i trent’anni grazie alle criptovalute e alle stablecoin. E non ha mai nascosto la simpatia per Donald Trump e le sue politiche: il presidente degli Stati Uniti non soltanto ha promulgato il Genius Act (Guiding and Establishing National Innovation for U.S. Stablecoins Act), l’atto che le regola, ma ha sempre detto di voler rendere gli Stati Uniti la patria delle nuove valute.
La scelta di invitare Ardoino ha suscitato le proteste degli studenti, alcuni dei quali hanno abbandonato l’aula magna al momento del suo discorso: “Un macchinoso sistema che considera come unico risultato personale rilevante quello economico, e lo dimostra invitando nel suo massimo momento istituzionale il magnate di una big corp e vicino agli ambienti trumpiani”, ha spiegato il rappresentante degli studenti, Francesco Devoti.
Nel suo discorso Ardoino ha sottolineato come oggi “ci sono 4 miliardi di persone al mondo senza accesso ai servizi finanziari di base e noi vogliamo colmare questo divario attraverso la blockchain e l’intelligenza artificiale”, ha detto il ceo nel suo discorso, ricordando come la sua visione sia nata proprio nei laboratori di calcolo dell’ateneo ligure.
Il bilancio da rettore di Federico Delfino
La cerimonia si è poi conclusa senza intoppi e Delfino ha avuto modo di fare un bilancio dei suoi anni da rettore: “È un momento molto gratificante perché sono stati anni intensi, di grandi progetti e trasformazioni”, ha detto sottolineando la crescita dell’Ateneo nei ranking internazionali e l’aumento della popolazione studentesca, che quest’anno ha raggiunto quasi quota 34.000 iscritti.

All’attività accademica si intrecciano i progetti legati alle infrastrutture: “Abbiamo attivato più di 300 milioni di opere in città grazie al PNRR e ai contributi del Ministero dell’Università e della Ricerca”. Resta invece in “beta” il progetto dello “studentato diffuso”, un’iniziativa basata su un’alleanza tra giovani e anziani che prevede di trasformare appartamenti privati in alloggi per studenti a canoni calmierati.
“L’idea è che i giovani possano vivere in questi spazi aiutando i meno giovani a colmare il gap sulle competenze digitali”, ha spiegato il rettore, auspicando che la sperimentazione genovese possa diventare una best practice a livello nazionale. L’occasione è stata buona anche per rilevare cosa farà dopo la fine del mandato: tornerà a occuparsi di ricerca internazionale nel campo della transizione energetica.




