Piemonte

Il Rinascimento nel talento inquieto del Sodoma


Dalla bottega di Martino Spanzotti a Vercelli, dove entra giovanissimo, agli affreschi realizzati nel Senese, fino alle Stanze Vaticane dove lavora fianco a fianco con Raffaello. La mostra “Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma. Alla conquista del Rinascimento”, aperta al Museo Accorsi Ometto, ripercorre con oltre 50 opere la carriera del pittore vercellese (1477-1549), a quasi 80 anni dall’ultima retrospettiva tenuta nel 1950 a Vercelli e a Siena (il manifesto esposto che la ricorda è il lavoro d’esordio di Armando Testa). Curata da Serena D’Italia, Luca Mana e Vittorio Natale, si sofferma con opere anche inedite sulla produzione iniziale dell’artista, che attraverso diverse esperienze matura un linguaggio del tutto personale. Emergono le influenze ricevute nei frequenti spostamenti dai maestri del tempo, da Leonardo a Milano al Pintoricchio a Siena, di cui si trova riscontro nei prestiti ottenuti da istituzioni come le pinacoteche di Brera e Siena, la Galleria Borghese, i Musei Vaticani, oltre che dai torinesi Musei Reali, Palazzo Madama e Accademia Albertina e da collezioni private.

La mostra si apre con l’”Ecce Homo (Cristo deriso)” del 1510 circa, opera del Sodoma ormai maturo, e con il contratto di apprendistato alla scuola di Spanzotti. Si vedono poi lavori di quest’ultimo e del giovane Defendente Ferrari, allievo nella stessa bottega, mentre del Sodoma è esposta la ”Sacra Famiglia con San Giovanni e un angelo”, di recente attribuzione. Tra gli artisti della Milano leonardesca troviamo Bernardo Zenale, il Maestro della Pala Sforzesca e il Boltraffio, mentre dal Musée Jacquemart-André di Parigi arriva un “Martirio di San Sebastiano” la cui firma potrebbe essere dello stesso Sodoma. Di quest’ultimo è invece certo il “Compianto sul Cristo morto”, del 1503 circa, ancora di influenza lombarda. Troviamo il Sodoma (il soprannome è legato a varie ipotesi, dall’eccentricità del personaggio a una supposta e mai confermata omosessualità) dall’inizio del ‘500 a Siena, sua città d’adozione, dove entra in contatto con la potente famiglia Chigi: sarà il banchiere Agostino Chigi a instradarlo nelle produzioni romane. ll Rinascimento del centro Italia è rappresentato da due opere del Pintoricchio, a cui Sodoma guarda con particolare attenzione: l’affresco staccato di collezione privata “Bambin Gesù delle mani” e il tondo con la “Sacra Famiglia”. Si vedono qui anche due rare “Pietà” del Sodoma, che documentano la precoce maturazione dello stile dell’artista, mentre gli scambi tra il Piemonte e il centro Italia emergono dai dipinti di Macrino d’Alba, Gaudenzio Ferrari e Gerolamo Giovenone, la cui “Madonna col Bambino” è la copia della “Madonna d’Orleans” di Raffaello. L’ultima sezione è dedicata ancora a opere giovanili del Sodoma, eseguite entro il primo decennio del Cinquecento, come l’”Allegoria dell’Amor Celeste”, della Collezione Chigi Saracini di Siena, e il tondo con la “Natività di Gesù, un angelo e San Giovannino”, della Pinacoteca Nazionale di Siena. Il percorso si chiude con capolavori della maturità del Sodoma come “La Sacra Famiglia con san Giovannino e un angelo”, del Museo Borgogna di Vercelli, la “Morte di Lucrezia” della Galleria Sabauda, una “Maddalena penitente”, della collezione di Gian Enzo Sperone, fino alla “Pietà” ormai quasi manierista della Galleria Borghese. Un video illustra i cicli di affreschi realizzati da Bazzi a San Francesco a Subiaco, a Sant’Anna in Camprena e nel chiostro di Monteoliveto.

Via Po 55, 10-18, giovedì 10-20, sabato-domenica 10-19, lunedì chiuso, fino al 6 settembre, 011/837688 int.3


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