Si torna sulla Luna: è partita la missione Artemis II
È partita la missione Artemis II, che segna il ritorno alla Luna a 54 anni dalla chiusura del programma Apollo. Il Il razzo Space Launch System è stato lanciato puntualmente e sta portando la navetta Orion verso l’orbita lunare. A bordo ci sono il comandante Reid Wiseman insieme a Victor Glover, primo uomo di colore a superare l’orbita terrestre, a Christina Koch, prima donna a orbitare intorno alla Luna, e Jeremy Hansen dell’Agenzia spaziale canadese Csa, primo non americano a spingersi così lontano nello spazio. Per dieci giorni lavoreranno sulla navetta, alimentata da un modulo costruito dall’Agenzia Spaziale Europea.
A circa otto minuti dal lancio, i motori del primo stadio del razzo Sls si sono spenti e in seguito è avvenuta la separazione dallo stadio superiore. In quel momento la navetta Orion ha dispiegato i suoi quattro pannelli solari per caricare le batterie e, con il suo equipaggio, ha iniziato a navigare nello spazio. Quindi la navetta continuerà a percorrere la sua orbita intorno alla Terra finché, circa 49 minuti dopo il lancio, il motore si accenderà per portare la navetta al perigeo, ovvero nel punto più vicino alla Terra, alla quota di160 chilometri. Circa un’ora più tardi il motore si accenderà di nuovo per continuare a portare la navetta su un’orbita ellittica più alta, dove resterà per circa 23 ore. Questo sarà il tempo che gli astronauti avranno a disposizione per sperimentare i sistemi di bordo. Quindi, una volta raggiunto il punto dell’orbita più vicino alla Terra, piloteranno Orion manualmente per circa due ore, in quella che viene chiamata ‘dimostrazione di operazioni di prossimità’.
Mezzo secolo dopo l’Apollo 17
A oltre mezzo secolo dall’Apollo 17 del 1972, ultima missione con equipaggio verso la Luna, Artemis II rappresenta un passaggio fondamentale per il ritorno dell’uomo nello spazio profondo. Il volo durerà circa dieci giorni e porterà gli astronauti in orbita lunare senza prevedere un allunaggio. Il punto di massimo avvicinamento alla superficie lunare è previsto intorno al quinto giorno di missione. Durante il viaggio, l’equipaggio avrà una posizione privilegiata per osservare anche il lato nascosto della Luna, un’esperienza riservata finora a pochissimi esseri umani. Inoltre, a seconda dell’orario di lancio, la traiettoria potrebbe consentire di stabilire un nuovo record di distanza dalla Terra, superando quello raggiunto nel 1970 dalla missione Apollo 13. Il razzo Space Launch System (SLS), già posizionato sulla storica piattaforma 39B, è uno dei più potenti mai costruiti: alto circa 98 metri, genera una spinta pari a milioni di chilogrammi ed è assistito da due enormi razzi ausiliari a propellente solido, i più grandi mai utilizzati in volo.
Dal lancio all’atterraggio: come si svolge la missione
I motori principali RS-25, derivati e aggiornati dal programma Space Shuttle, si attivano pochi secondi prima del decollo, mentre i booster forniscono circa il 75 per cento della spinta nei primi minuti di volo. Circa otto minuti dopo il lancio, la capsula Orion chiamata Integrity si separerà dallo stadio centrale del razzo. L’equipaggio trascorrerà inizialmente circa un giorno in orbita terrestre per verificare tutti i sistemi della navicella.
Successivamente, Orion accenderà il proprio motore principale per effettuare la manovra di iniezione translunare, che inserirà la capsula in una traiettoria a forma di otto attorno alla Terra e alla Luna. La missione ha anche una forte componente internazionale. Il secondo modulo di servizio della capsula Orion è stato realizzato dall’Agenzia Spaziale Europea con il contributo di oltre 20 aziende in 10 Paesi membri, tra cui l’Italia con Thales Alenia Space, sotto la guida del contraente principale Airbus. Questo modulo fornirà energia, propulsione, aria, acqua e controllo termico all’equipaggio per tutta la durata del volo.
Il rientro rappresenterà una delle fasi più critiche della missione: la capsula Orion entrerà nell’atmosfera terrestre a una velocità di circa 25.000 miglia orarie, affrontando temperature prossime ai 3.000 gradi Fahrenheit. Un sistema composto da 11 paracadute rallenterà progressivamente la discesa fino all’ammaraggio nell’Oceano Pacifico, al largo della California. Oltre agli aspetti tecnici, Artemis II ha anche un forte valore simbolico.
La missione riflette una nuova fase dell’esplorazione spaziale, caratterizzata da maggiore inclusività e cooperazione internazionale. Come ha dichiarato Wiseman, il viaggio porterà l’equipaggio a circa 250.000 miglia dalla Terra, in coincidenza con il 250 anniversario degli Stati Uniti: «Ci stiamo dirigendo a 250.000 miglia dal pianeta Terra, e guarda caso coincide con il 250 anniversario degli Stati Uniti d’America».
La missione servirà soprattutto a verificare che la capsula Orion sia in grado di trasportare esseri umani in sicurezza nello spazio profondo, aprendo la strada alle future missioni Artemis che riporteranno gli astronauti sulla superficie lunare. Come ha sottolineato Christina Koch, i record e i primati rappresentano solo una parte della storia: il vero valore risiede nella diversità dell’equipaggio e nella capacità di affrontare sfide complesse grazie a prospettive differenti. In questo senso, Artemis II non è solo un test tecnologico, ma un passo decisivo verso una nuova era dell’esplorazione umana dello spazio.
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