arrestate per aggressione e resistenza alla polizia
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Una notte di tensione e violenza si è consumata al Lido di Venezia, tra Gran Viale e l’area dell’imbarcadero di Santa Maria Elisabetta, dove due sorelle ventenni residenti a Burano sono state arrestate al termine di una serie di episodi che hanno coinvolto anche le forze dell’ordine. Le due giovani, di 21 e 22 anni, sono poi comparse il giorno successivo davanti al giudice per rispondere delle accuse di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni lievi.
La segnalazione e l’intervento della polizia
I fatti hanno avuto origine nella notte, poco prima dell’una, quando è arrivata una segnalazione alle forze dell’ordine riguardante alcuni giovani che stavano danneggiando delle vetrine lungo il Gran Viale. Secondo quanto ricostruito, due ragazzi, in compagnia di due giovani donne, avrebbero preso a calci le vetrine di alcuni esercizi commerciali, attirando l’attenzione del titolare di un locale della zona.
Il gestore è uscito per richiamare il gruppo, ma la situazione è rapidamente degenerata. L’uomo sarebbe stato colpito alla schiena con uno sgabello, riportando conseguenze tali da indurlo a valutare la presentazione di una denuncia. Dopo l’aggressione, il gruppo si è allontanato, mentre arrivava l’intervento delle pattuglie della polizia.
Gli agenti, giunti sul posto, non hanno trovato immediatamente i presunti responsabili, ma hanno avviato le ricerche sulla base delle descrizioni fornite. Poco dopo, nei pressi dell’imbarcadero di Santa Maria Elisabetta, è stato individuato un gruppo composto da due ragazzi e due ragazze, ritenuto compatibile con le indicazioni raccolte.
Il controllo e la colluttazione
Durante il controllo di polizia, gli agenti hanno chiesto i documenti ai presenti. Mentre i due giovani uomini hanno collaborato, esibendo i documenti di identitĂ , le due ragazze avrebbero tentato di allontanarsi. Questo comportamento ha spinto gli operatori a intervenire per bloccarle.
Una delle due è stata fermata e messa a terra per procedere all’identificazione e all’eventuale ammanettamento. In quel momento la situazione è degenerata in una colluttazione. Le due sorelle hanno reagito con forza, colpendo gli agenti anche con le borse che avevano con sé, opponendo resistenza alle operazioni di controllo.
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Nel corso dell’intervento è emersa anche la presenza di uno spray al peperoncino, che le giovani avrebbero tentato di utilizzare contro gli agenti. La tensione è salita rapidamente, con spinte, strattoni e colpi che hanno reso necessario un intervento ancora più deciso da parte delle forze dell’ordine.
Gli agenti hanno utilizzato a loro volta lo spray in dotazione per riportare la situazione sotto controllo e contenere la resistenza delle due donne. Durante la colluttazione, uno degli operatori ha riportato lievi lesioni, con una prognosi di tre giorni.
La fuga dei due giovani e l’arresto delle sorelle
Nel corso del parapiglia, i due ragazzi che erano inizialmente oggetto del controllo sono riusciti ad allontanarsi e a far perdere le proprie tracce. Non sono stati identificati nell’immediato.
Le due sorelle, invece, sono state bloccate e arrestate. Dopo l’intervento, sono state condotte in cella di sicurezza, dove hanno trascorso la notte.
La vicenda dell’aggressione al gestore del locale e quella della resistenza nei confronti degli agenti risultano collegate, ma eventuali sviluppi sul primo episodio dipenderanno dalla decisione della vittima di presentare querela.
L’udienza e la decisione del giudice
Nella giornata successiva, le due giovani sono state accompagnate davanti al giudice per la convalida dell’arresto. Le accuse formulate nei loro confronti riguardano la resistenza a pubblico ufficiale e lesioni di lieve entità .
Il pubblico ministero aveva richiesto l’applicazione della misura cautelare dell’obbligo di firma, ritenuta adeguata alla situazione. La difesa ha evidenziato alcuni elementi legati alla posizione personale delle imputate, tra cui il fatto che risiedono a Burano, in un contesto territoriale limitato e facilmente controllabile.
Il giudice ha convalidato l’arresto, ma ha deciso di non applicare alcuna misura cautelare, ritenendo la gravità dei fatti contenuta. Le due sorelle sono state quindi rimesse in libertà in attesa degli sviluppi del procedimento, anche in considerazione del fatto che le due giovani risultavano incensurate.
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