Sulla salma prove del processo per omicidio

A cinque anni dalla morte, Daniela Gaiani non può essere ancora sepolta. Perché sul suo cadavere, ritrovato impiccato alla spalliera del suo letto il 5 settembre 2021 a Castello d’Argile, sull’Appennino bolognese, potrebbero trovarsi importanti prove nel processo che vede l’ex marito Leonardo Magri imputato di omicidio.
Così la Corte d’Assise di Bologna, presiediuta dal giudice Fabio Cosentino, ha negato il nulla osta della sepoltura della salma della 58enne “per esigenze probatorie”. La richiesta era stata inoltrata dai servizi cimiteriali del Comune di Bologna che aveva chiesto aggiornamenti sul rilascio dell’autorizzazione. Bisognerà attendere almeno la deposizione in aula dei consulenti medico legali che hanno effettuato gli esami sul cadavere.
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Il processo è iniziato lo scorso 24 settembre e il 63enne Leonardo Magri è accusato di aver ucciso Daniela Gaiani perché aveva una relazione extraconiugale. Secondo l’accusa sostenuta dal pubblico ministero Giampiero Nascimbeni, durante gli interrogatori Magri ha mentito più volte, raccontando agli inquirenti di essere rincasato quando la moglie era già nel letto e di essersi accorto soltanto la mattina successiva che giaceva priva di vita. La svolta nel caso è arrivata soltanto nelle ultime settimane, quando una nuova perizia sui telefoni potrebbe scagionare Magri, che risulterebbe fuori casa al momento della morte della donna.
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