azzerare la distanza delle discariche dalle case. Pesaro adesso rischia la crisi politica

PESARO – Ci aveva già provato nell’assemblea territoriale d’ambito dei rifiuti il 20 dicembre 2024 ed era rimasto solo, contrastato dal centrodestra e soprattutto abbandonato da tutti i sindaci di centrosinistra. Ora il sindaco Biancani ritenta il colpo di mano, questa volta in alleanza esplicita con il primo cittadino di Urbino Gambini, che non a caso 15 mesi si astenne sulla sua proposta.
La riunione di oggi
Nella riunione dell’Ata convocata stamattina per votare le osservazioni al piano regionale di gestione di rifiuti (da inviare in Regione entro domani) si discuterà anche l’emendamento Biancani-Gambini, che mira a cancellare la distanza minima dalle aree residenziali delle nuove discariche per rifiuti pericolosi e non pericolosi (rispetto ai 1.500 fissati nel piano, in diminuzione rispetto ai 2.000 attualmente vigenti). La distanza dovrà essere determinata “caso per caso in sede di procedimento autorizzativo” secondo l’emendamento, valutando addirittura “la possibilità di rivedere l’impatto che i vincoli paesaggistici potrebbero avere sulla reale possibilità di realizzazione di nuovi impianti”. Il nastro della cronaca politico istituzionale su questo tema si riavvolge perché nella passata legislatura regionale il piano dei rifiuti alla fine non fu discusso dall’assemblea legislativa per ragioni di (in)opportunità elettorale; pertanto, l’iter è ripartito dall’inizio.
La polemica su Riceci
Allora la scintilla che fece divampare una violenta polemica politica intorno al progetto della maxidiscarica di Riceci (a quel tempo bocciato da pochi mesi dalla Provincia), fu la proposta del comitato ristretto dei sindaci dell’Ata di ridurre la distanza minima delle nuove discariche dei centri abitati a 500 metri (Gallo dista da Riceci meno di un chilometro). Netto fu lo strappo nel Pd tra la consigliera regionale Vitri e il suo ex compagno di banco in Regione Biancani, che fece approvare la proposta dalla maggioranza consiliare di Pesaro. L’iniziativa dei sindaci di centrodestra e civici portò a uno stralcio dei 500 metri dalle osservazioni inviate alla Regione ma Biancani si immolò come un kamikaze chiedendo il voto sul suo emendamento per azzerare le distanze.
Con la medesima proposta, ora torna anche lo spettro di Riceci, seppure nel frattempo il Tar abbia respinto il ricorso della società Aurora (partecipata al 40% da Marche Multiservizi) contro il diniego dell’autorizzazione della discarica da parte della Provincia (resta il Consiglio di Stato e pende il ricorso al Tar contro il vincolo paesaggistico) .
Con la foglia di fico di evitare aumenti della Tari, concretamente l’emendamento, rafforzato dalla firma del sindaco di centrodestra Gambini da sempre garante politico dell’ad di Marche Multiservizi Tiviroli, offre una prospettiva al business dei rifiuti storicamente praticato dall’azienda dei servizi a sostegno della sua politica di bilancio e degli utili da garantire ad Hera e anche al Comune di Pesaro. Sulla stessa linea, la proposta degli uffici Ata di depennare dal piano il limite per i rifiuti speciali da portare in discarica pari al 30% dei rifiuti urbani, lasciando alla stessa Ata la facoltà di decidere tale quantità massima.
Le reazioni degli alleati
In attesa di verificare l’esito del blitz di Pasqua sui rifiuti, per Biancani si profilano subito problemi politici. La sua proposta viene definita una «scelta grave e inaccettabile» da Avs, che chiede con Francesco Alemanni ed Enrico Panini, responsabili nazionali enti locali rispettivamente di Europa Verde e Sinistra Italiana, Gioia Santarelli, segretaria di Sinistra Italiana Marche e Sabrina Santelli, co-portavoce di Europa Verde Marche «un urgente confronto politico».
Il segretario provinciale di Sinistra Italiana, Luigi Marini, chiede pubblicamente al sindaco di Pesaro di ritirare la proposta di emendamento «semplicemente perché va nella direzione opposta rispetto al programma della coalizione che lo ha sostenuto». Se non venisse ritirato, la scelta di Sinistra Italiana sarebbe obbligata: «Togliere il nostro sostegno all’attuale maggioranza a Pesaro».




