Cultura

The Drama, la recensione: l’incapacità di essere vulnerabili

Magari sarà sfuggito a qualcuno, ma Kristoffer Borgli è decisamente un giovane autore da tenere d’occhio. Carisma scandinavo, umorismo nero, quella capacità di giocare con le aspettative del pubblico per poi sviarlo all’occorrenza alla maniera del contemporaneo Ari Aster – che di The Drama – Un segreto è per sempre è, non a caso, il produttore esecutivo assieme al fido Lars Knudsen – e una filmografia non indifferente che in nemmeno quattro anni ha visto inanellare due cult assoluti come Sick of Myself e Dream Scenario.

Per il suo terzo film da regista – al cinema in terra statunitense con A24 e in Italia portatoci da I Wonder Pictures a partire dall’1 aprile – Borgli è approdato in un terreno inedito nella sua finora colorita filmografia, ma tutto sommato un po’ più canonico e familiare allo spettatore nella scelta di raccontare di una giovane coppia, Charlie (Robert Pattinson) ed Emma (Zendaya), che nel pieno dei preparativi del matrimonio vedono il loro equilibrio di coppia apparentemente inattaccabile crollare su sé stesso dopo un spensierato gioco alcolico con gli amici di sempre – e futuri testimone e damigella di nozze – Mike (Mamoudou Athie) e Rachel (Alana Haim). 

Se la commedia romantica, però, potrebbe sembrare perfino un terreno privo di insidie nel leggere la base narrativa, ecco che il punto di vista scelto da Borgli va a proiettare The Drama in una dimensione che va ben oltre le tipicità del genere: “L’idea del film è nata riflettendo sugli alti e bassi delle relazioni sentimentali e sui silenziosi compromessi che tutti noi facciamo tra le nostre emozioni e la nostra logica. Mi interessava esplorare come l’amore possa essere allo stesso tempo innegabile e destabilizzante”. Ciò che l’ha affascinato, in particolare, era l’idea di raccontare il modo in cui le persone agiscono in contesti culturali diversi da quelli di provenienza.

L’America vista con gli occhi degli outsider


Nel caso di The Drama, il modo in cui l’afroamericana Emma portata in scena da un’energica Zendaya è disposta ad esporre le ferite aperte dell’adolescenza nella periferia della Louisiana e a mettersi in discussione a differenza del più riservato, represso e dalla vita più sicura e facile Charlie. A muoverla è il bisogno ontologico d’appartenenza e integrazione in modo che il ruolo di cardine nella comunità sociale a cui appartiene non venga scalfito. Dall’altra parte c’è il Charlie di un Pattinson sempre più certezza attoriale e vero trascinatore del racconto e che di Borgli è un po’ l’alter-ego scenico nella dimensione narrativa di expat con cui arricchirne l’aura valoriale di un curioso parallelismo.

Come Charlie rappresenta la prospettiva del britannico trapiantato in America con cui riflettere sulla società e la cultura statunitense attraverso gli occhi di un outsider, così lo è Borgli, norvegese puro ma da anni residente a Los Angeles, il cui occhio registico permette di analizzare il contesto contemporaneo tra criticità e malanni secondo una sensibilità scandinava che ne permette una lettura sociologica inedita da esterno naturalizzato. Il risultato è il racconto di un’America allo sbando, di periferia, lontana nel tempo ma sempre attuale, dove le armi da fuoco sono appese in salotto come trofei e dove la violenza – così come il razzismo – sembrano quasi normalizzati.

Un’America dove scelte traumatiche come quella anche solo ragionata per un solo attimo da Emma e sospesa nell’oblio per il semplice volere del caso orchestrato dalla sceneggiatura di Borgli, vengono seppellite in sentimenti nascosti, occultati allo sguardo come il tessuto cicatriziale su una ferita vivida, per poi emergere con il crescere in comportamenti disfunzionali. E solo per questo è lecito ritenere The Drama come uno dei più grandi film del decennio in movimento perché tanto feroce e alienato quanto lucido e vivido, ma c’è di più.

Ridiscutere le logiche della rom-com


C’è la cornice di genere da commedia romantica che degli equilibri narrativi di The Drama è essenziale nel modo in cui Borgli vi disegna intorno i contorni dell’anima sociale in dote, rendendola dapprima sotterranea per poi farla crescere all’occorrenza sconvolgendo i destini dei protagonisti. In particolare quello di Charlie che vede l’immagine che si era costruito della propria partner disgregarsi dinanzi ai suoi occhi con una sola all’apparenza innocua rivelazione detta con leggerezza.

Una trasformazione caratteriale che nell’asciugare attrazione, empatia e sentimenti porta con sé una riflessione sulla contemporaneità relazionale: l’incapacità a condividere verità profonde con qualcuno di cui ci fidiamo e proviamo ad amare. Essere vulnerabili e scoprirsi all’altro rivelando le parti più difficili di sé stessi può fortificare un legame se poggia su basi stabili, ma i legami sono fragili di natura. È la costruzione del tutto, però, a rendere The Drama un film degno di menzione. Borgli esordisce, infatti, secondo le tipicità del genere tra a-linearità ed ellissi temporali con cui svelare i momenti che hanno reso Charlie ed Emma un’unione da favola, per poi catapultare la narrazione nel problematico presente.

Qui, in un elegante ed esplicito omaggio all’espediente narrativo di Passione di Ingmar Bergman (la locandina originale del film appare nell’appartamento della coppia) opportunamente calibrato non più tra il dentro e il fuori la scena ma tra reazioni reali e altre immaginate, dubbi, rivelazioni e decisioni si annidano nell’animo dei suoi protagonisti in componenti dialogiche sferzanti, nette, decise che creano volume e danno ritmo. Tutto il resto lo si lascia al buio della sala. Si rimane con due certezze alla fine della visione di The Drama, che il terzo film di Borgli è attualmente il suo capolavoro e che i giochi alcolici prima di un matrimonio sono sempre una pessima idea.


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