Scuola di seduzione, la recensione: L’amore è un atto di fede, Verdone è un atto di fede
L’amore è un atto di fede. È questo che capiamo arrivati al finale di Scuola di seduzione, il nuovo film di e con Carlo Verdone, dal 1° aprile in esclusiva su Paramount+. Ma anche Carlo Verdone, lo abbiamo capito da un po’ di tempo, è una questione di fede. Un po’ come, per i suoi tifosi, la sua Roma. Il suo pubblico è trasversale, e segue Carlo Verdone davvero come si tifa il proprio idolo calcistico, la propria squadra del cuore. Ed è amato non solo a Roma, ma in tutta Italia. Il suo nuovo film, dopo la lunga esperienza seriale (4 stagioni) di Vita da Carlo, era molto atteso. Non arriverà però al cinema, dove il suo pubblico lo avrebbe visto volentieri, ma ancora in streaming. Se Verdone è un atto di fede, il suo pubblico lo vedrà anche in piattaforma?
Tutti a lezione dalla love coach…
L’amore è una questione di fede, dicevamo. È questo il tema di Scuola di seduzione. Il film racconta di un corso tenuto da una love coach Ortensia (Karla Sofía Gascón) a cui si trovano un gruppo di persone che in amore non sta proprio funzionando. Bruno (Lino Guanciale) è un professore che vive ancora con la madre. Giuliana (Vittoria Puccini) è un’infermiera il cui matrimonio ha perso slancio. Emanuele è timido e insicuro, a causa di una “piccola” cosa che gli condiziona la vita. Gaia (Euridice Axen), libraia e attivista LGBT, che ha un difetto, ma non proprio di poco conto, dice di portare sfortuna. C’è Adele (Beatrice Arnera), content creator specializzata in “disagio”. E poi c’è lui, Clemente (Carlo Verdone), ex percussionista al Teatro dell’Opera, ora in pensione, che si sente sempre più solo.
Carlo Verdone non fa più se stesso, ma…
Per la prima volta, dopo 4 stagioni passate sulla serie tv Vita da Carlo, che pare avergli dato freschezza, ritmo e linfa vitale, Carlo Verdone torna a dirigere un film, un racconto da due ore. E, anche se sembra una cosa facile non lo è. Si tratta di tornare a sintetizzare il racconto. E poi di non fare più se stesso, ma un altro personaggio, di fantasia, nuovo, ma che è l’evoluzione di tanti suoi personaggi storici. Dentro ci sono i suoi tic, le sue idiosincrasie, i suoi imbarazzi, quella mimica facciale ormai collaudata e unica. Quello di Clemente è il classico personaggio di Verdone. Un po’ restio, un po’ timido, imbarazzato.
Questo è un mondo che io non capisco più…
Il trait d’union con il suo personaggio di Vita da Carlo, in ogni caso, c’è. Anche se è un altro carattere, anche se si chiama Clemente, Verdone è ancora in scena nei panni dell’uomo di buon senso in cui non si ritrova nel mondo di oggi. In certi costumi delle giovani generazioni, ma non solo, in certi modi di fare e di pensare. Ma anche nella tecnologia. “Questo è un mondo che io non capisco più. È una follia” dice tra il bonario, l’allibito e il disincantato a un certo punto del film, durante una scena che non avrebbe mai pensato di vedere. Questo è puro Carlo Verdone.
Il Verdone corale di Ma che colpa abbiamo noi
Scuola di seduzione è il Carlo Verdone del cinema corale, collettivo, quello di Ma che colpa abbiamo noi, il suo film più vicino a Scuola di seduzione non solo per la sua natura, ma anche per il tema, che anche lì è una terapia di gruppo. E il cinema corale, di fatto, come aveva fatto per la prima volta Compagni di scuola, ispirato a Il grande freddo, porta Verdone verso una dimensione diversa, più internazionale. Dopo Compagni di scuola, il regista romano aveva infatti provato più volte una via più sofisticata alla commedia: a metà anni Novanta con Sono pazzo di Iris Blond, poi nei primi Duemila appunto con Ma che colpa abbiamo noi e con L’amore eterno finché dura, vicino a certe ronde sentimentali alla Woody Allen. Con Scuola di seduzione non siamo a quei livelli, ma Verdone si discosta dal cinema comico italiano. È un film girato in una Roma anomala, poco riconoscibile, e in cui la romanità è tenuta a freno, forse pensando al fatto che il film andrà in streaming su Paramount+ e quindi, potenzialmente, sarà visto in tutto il mondo.
La musa è Karla Sofía Gascón
Se i film corali nella carriera del regista romano non sono stati poi molti, molto speso Carlo Verdone ha costruito i suoi film attorno a una musa. Qui è una musa molto particolare, la Karla Sofía Gascón di Emilia Pérez. Anche se il personaggio del film non è nato in origine pensando a lei, come per altri film di Verdone, ma è stata un’intuizione di De Laurentiis, si può dire che c’è ancora una volta un personaggio femminile in grado di caratterizzare un suo film. L’attenzione ai personaggi femminili è preponderante: Beatrice Arnera è molto efficace nel risultare antipatica, ma con un segreto che ne svelerà il perché, Euridice Axen è in una versione inedita, come il suo taglio di capelli. Ma a colpire l’attenzione, nella sua grazia e semplicità, è Vittoria Puccini. Ogni volta che la vediamo ci chiediamo perché non sia più utilizzata dal cinema italiano.
Un film che ne contiene molti altri
Sarà che è il lavoro del critico, sarà la “fede” in Carlo Verdone, ma ci sembra che questo suo ultimo film ne contenga molti altri. Bruno, il personaggio di Lino Guanciale che vive con la mamma, ci ricorda un po’ il protagonista di Acqua e sapone che viveva con la nonna. Il reading del libro e un personaggio su una sedia a rotelle ci riportano, ma solo per un attimo, a Perdiamoci di vista. C’è la mitomania dei Borotalco. E c’è un Verdone che balla al ritmo rock come quando lo faceva strano al suono dei Morphine in Viaggi di nozze.
È il Verdone “malincomico”
Tra i punti di forza del film ci sono alcuni momenti in cui la lettura dei “tipi” è notevole. Tra quelli di debolezza il provare a inserire nella storia delle gag che poco sembrano entrare nel racconto e non fanno poi ridere tanto. A proposito di gag, la migliore è quella del “pene nipponico”. Non è un film in cui si ride a crepapelle. E sicuramente ci sarà chi vi dirà che Verone non fa più ridere. Ma non fatevi trarre in inganno. Scuola di seduzione non è un film comico, ma una commedia sentimentale sofisticata e dolceamara. Una storia “malincomica”, come ci ha abituato da sempre Verdone, ma stavolta tendente più alla malinconia. Lo dimostra il fatto che Verdone non sia circondato da comici, ma da attori versatili, che abbiamo visto in ruoli sia drammatici che brillanti.
Verdone è un atto di fede. Anche in streaming?
Se Verdone è un atto di fede, ci sono tanti fan disposti a seguirlo ovunque. In tanti, però, lo leggiamo sui social, sarebbero andati a vedere questo film in sala. L’attore e regista romano, come detto, ha un suo pubblico. E allora chi meglio di lui può portare la gente in sala? C’è insomma un po’ di delusione per una fetta di pubblico che per età non frequenta le piattaforme, e per abitudine vorrebbe frequentare la sala. Il film andrà su Paramount+, piattaforma di ottima qualità, ma che non ha ancora sul pubblico la penetrazione di altre. È il caso che un film così non abbia almeno una finestra in sala? Porterà invece altro pubblico a Paramount+? Il dibattito è aperto. Ma, dal prossimo film, Verdone ha promesso di tornare nei cinema. E lì vedremo davvero l’atto di fede del suo pubblico.
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