Mohammadi e l’infarto in cella in Iran, il marito: “Molto preoccupato”
Si dice “molto preoccupato, Taghi Rahmani, marito della Premio Nobel per la Pace Narges Mohammadi. L’attivista iraniana, 53 anni, si trova nel carcere di Zanjan, nel nord del Paese, dove la settimana scorsa ha avuto un attacco cardiaco in cella. La crisi sarebbe durata per più di un’ora ed è stata trovata sulla sua branda “priva di sensi, con gli occhi rovesciati all’indietro”. Nessuno l’ha però portata in ospedale. Solo in pochi sono riusciti a visitarla domenica scorsa e hanno riferito che la donna sarebbe in condizioni gravissime.
Il marito, che vive in esilio a Parigi dal 2012, riceve solo informazioni parziali sulla salute della moglie. Parlando con Adnkronos delle condizioni di Mohammadi, ha espresso una “ferma condanna” per il fatto che Teheran non abbia rilasciato i detenuti politici dall’inizio dello scontro tra Iran e Stati Uniti: “Quello che sta facendo il regime è un’azione criminale, non liberando i prigionieri politici in modo che possano mettersi in salvo”, ha detto Rahmani. Ha poi sottolineato che “esiste un regolamento che impone agli stati di liberare i prigionieri non pericolosi nelle situazioni di conflitto armato, ma il regime non lo sta facendo”.
Qualche giorno prima del malore, un familiare sotto stretta sorveglianza era riuscito a far visita a Mohammadi, riferendo che già allora l’attivista apparisse pallida, debole e dimagrita. Il suo staff ha dichiarato che “le sue condizioni di salute generali erano estremamente precarie”. La donna soffre di problemi di salute già dalla fine del 2024, quando il regime l’aveva rilasciata proprio per problemi cardiaci. Mohammadi era stata poi incarcerata di nuovo il 12 dicembre per aver criticato il regime. Prima era stata rinchiusa nel carcere di Evin nella capitale, lo stesso in cui era stata incarcerata la giornalista italiana Cecilia Sala. Poi, a febbraio, il trasferimento a Zanjan e il malore il 24 marzo.
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