La sfida del commercio unificato: il 33% dei retailer è ancora fermo al palo

Aumenta l’efficacia con cui i retailer di tutto il mondo integrano esperienze digitali e fisiche su un’unica piattaforma e un’unica base dati – il cosiddetto ‘commercio unificato’ – ma solo il 7% di loro ha davvero svoltato. A rilevarlo uno studio condotto da Incisiv per Manhattan Associates, specialista di omnicanalità e supply chain, che ha analizzato acquisti, checkout, fulfillment (processo di gestione degli ordini) e customer care di oltre 400 retailer specializzati sparsi tra Europa, Medio Oriente, Africa, Sud e Nord America. Accade così che mentre un novero di leader del settore sta traducendo connessioni data-driven incentrate sul cliente in tassi di crescita a doppia cifra, il 33% dei retailer è ancora fermo al palo.
Sempre secondo la ricerca, le dimensioni, l’assortimento e la notorietà del brand, da soli, non sono sufficienti a tenere il passo con una realtà competitiva in rapida evoluzione. In particolare, l’avvento dell’intelligenza artificiale promette di rivoluzionare il settore, spostando il focus dalla semplice automazione delle routine all’anticipazione della domanda con tanto di customizzazione in negozio ‘just in time’. Inoltre, si prevede che l’IA genererà un valore di oltre 500 miliardi di dollari a livello globale entro il 2030. La tendenza della maggior parte dei consumatori (66%) a utilizzare con nonchalance due o più canali prima di perfezionare l’acquisto complica, a sua volta, il quadro di fondo al pari della pressione esercitata dai clienti su logistica e fulfillment, sempre più celeri e costosi a livello globale.
La visibilità in tempo reale e l’allocazione dinamica dei prodotti determinano fortunatamente una rotazione delle scorte più elevata (in Emea nell’ordine del 45%), contribuendo a ridurre stockout e tagli di prezzo. Peccato che il 38% delle funzionalità che nel 2024 – anno nel quale è stato redatto per la prima volta il report – contraddistinguevano i leader del settore siano diventate il requisito minimo nel 2026. “Dallo studio emerge chiaramente che i retailer che stanno guadagnando terreno non lo stanno facendo grazie a un unico canale o a una singola funzionalità – commenta Katie Foote, Svp e Cmo di Manhattan Associates – Ci stanno riuscendo ripensando l’intero customer journey e adottando un modello di business end-to-end: dallo shopping al checkout, dal fulfillment all’assistenza”.
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