Sicilia

Italia, maledizione mondiali: dai trionfi al lungo buio

Si scrive mondiali, si legge maledizione. L’Italia è ancora fuori, per la terza volta di fila, e si allunga ad almeno 16 anni la striscia senza competizione iridata per gli azzurri. Una storia, quella della nostra nazionale, ricca di successi e carica di mito (quattro titoli iridati, altre due finali, sfide leggendarie compresa la ‘Partita del secolò contro la Germania nel ’70) che però si è interrotta bruscamente 12 anni fa. Era il 24 giugno 2014 a Natal, cittadina brasiliana che assistette all’ultima, finora, partita degli azzurri a un mondiale di calcio, la sconfitta 0-1 contro l’Uruguay. Si chiudeva per noi un torneo mediocre che ci ha visti eliminati al primo turno, come peraltro quello del 2010 in Sudafrica da campioni in carica.

Ma nessuno immaginava che ci aspettava una vera e propria traversata nel deserto, con un’intera generazione di bambini e adolescenti italiani che non sanno cosa vuol dire tifare l’Italia ai mondiali, le ‘Notti magichè di giugno passate tutti insieme, bandiere tricolori e pomodori col riso, rigorosamente a commentare con perizia tecnica il più delle volte immaginifica le azioni e le giocate. Le serate a tifare Rivera, poi Paolo Rossi, Totò Schillaci, Baggio, i campioni del 2006, gli «Andiamo a Berlino!», le sfide epiche contro i tedeschi, i francesi, i brasiliani. L’Italia ai mondiali andava, non si discuteva: unica eccezione nella storia, il mancato accesso al torneo in Svezia nel 1958, un’era geologica fa, dopo una sconfitta decisiva per 2-1 contro l’Irlanda del Nord a Belfast.

Eppure nel 2017 l’impensabile avviene: gli azzurri del Ct Giampiero Ventura, dopo un girone di qualificazione modesto, sono costretti, caso per noi inedito, ai play-off. Ci capita la Svezia, ed è (psico)dramma: sconfitta a Solna 0-1, e ritorno a San Siro il 13 novembre. Il gol serve come il pane ma non arriva, gli spettatori assistono attoniti alla reazione di De Rossi chiamato a entrare dalla panchina (“dovemo segnà, che entro a fare io”?) e al triplice fischio è 0-0 e doccia gelata: l’Italia fuori dal mondiale.

Inevitabile corollario di polemiche, accuse a tutti, la federazione, il ct, i club che non fanno giocare i giovani. Ventura, inevitabilmente, si dimette. Inizia l’era Mancini, che fa apparentemente rinascere l’Italia dalle sue ceneri: record di partite senza perdere, e un grande Europeo che alla fine, un pò a sorpresa, gli azzurri portano a casa. Era il 2021: a quel punto, pensano tutti, l’accesso al Mondiale di Qatar 2022 è una formalità, anzi ce la possiamo giocare fino in fondo.

Eppure solo 8 mesi dopo il trionfo europeo un nuovo dramma: dopo un girone ancora una volta sotto le aspettative (rimangono nella memoria i due rigori sbagliati da Jorginho contro la Svizzera che poi ci scavalcherà) si torna ai play-off, stavolta su due turni secchi come quest’anno. Primo turno contro la Macedonia del Nord in casa, a Palermo, mentre in finale si teme lo spauracchio Portogallo. Non serve: incredibilmente Il 24 marzo 2022 l’Italia dopo un lungo dominio territoriale e ben 32 tiri prende il gol-beffa dall’attaccante macedone Aleksandar Trajkovski al 94′. Ed è ancora sipario sulle speranze azzurre.

E sui sogni di tanti ragazzi: un digiuno lunghissimo, ancor di più se si pensa che gli ultimi due mondiali giocati, 2010 e 2014, si sono conclusi subito, al girone iniziale: per ritrovare una partita a eliminazione diretta, quelle vere da dentro-fuori, dell’Italia al Mondiale bisogna tornare alla trionfale finale di Berlino nel 2006, oltre 20 anni fa. Vuol dire che nemmeno molti degli azzurri in campo stasera si ricordano una partita così. E l’attesa ora si allunga, dopo la beffa con la Bosnia ai rigori: ci riproveremo nel 2030, dopo l’ennesima, prevedibile rifondazione.


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