Porsche, Rolex e 12 mila euro al mese dagli adepti: il business della setta di Pietralunga

C’è chi gli nelle mani di Alfredo Mangone avrebbe messo le chiavi di una Porsche e chi un Rolex da 12 mila sterline al polso, ma molti altri hanno versato somme ingenti, complessivamente ben superiori ai 515 mila euro di cui si sono private quattro donne a titolo di erogazione liberale per l’acquisto di un immobile. La Procura di Perugia, che ha coordinato le indagini della squadra mobile, infatti, ha ricostruito un flusso di circa 12 mila euro mensili in uno dei conti correnti di Mangone, conosciuto nella presunta setta “Conoscenza è libertà” di Pietralunga come il maestro “Kaar Yampu”.
I bonifici, secondo le indagini iniziate nel dicembre 2025, arrivavano da un centinaio di adepti che pagavano per i corsi proposti da Mangone e dalla compagna Tatiana Ionel, che sono in stato di fermo nel carcere di Perugia dalla notte tra sabato e domenica insieme a un terzo indagato, che è però stato portato a Poggioreale (Napoli), mentre il quarto non è ancora stato catturato. Ampia la gamma di corsi proposta da Mangone e Ionel, si va dalla “alchimia sessuale” a quella “vegetale trasmutativa”, dalla “magia” alla “mistica”. Per gli inquirenti nel casolare di Pietralunga la presunta setta aveva messo in piedi un’associazione per delinquere finalizzata alla truffa e all’estorsione, anche se Mangone è accusato anche di violenza sessuale ai danni di una seguace. Nel registro degli indagati sono stati iscritti anche altri due uomini, che restano a piede libero perché la loro posizione è stata considerata marginale, anche se entrambi sarebbero in grado di preparare e somministrare l’ayahuasca, un decotto psicoattivo tradizionale nell’area dell’Amazzonia.
In base alla ricostruzione degli inquirenti, che hanno indagato anche con intercettazioni telefoniche, pedinamenti e testimoni, le somme ricevute dalla presunta associazione per delinquere sarebbero state impiegate, oltreché per l’acquisto del casolare di Pietralunga, anche per spese che nulla avevano a che fare con lo scopo dell’associazione “Conoscenza è libertà”. Dagli accertamenti, infatti, sarebbe emerso che gli adepti finanziavano pranzi e cene in ristoranti, il pagamento degli alimenti in favore della ex moglie di Mangone, l’acquisto di auto e biglietti aerei.
Il love bombing (bombardamento d’amore) e il gaslight sarebbero invece le tecniche, entrambe considerate manipolatorie, con cui il maestro “Kaar Yampu” e la compagna Ionel, nota come “Mamás Núa Janua”, sarebbero riusciti a conquistare i seguaci. Alla creazione di un rapporto di fiducia, però, avrebbero fatto seguire la svalutazione personale degli stessi adepti, quindi umiliazioni pubbliche e minacce sia fantasiose, come la malasorte che avrebbe colpito sette generazioni degli adepti nel caso in cui avessero interrotto il percorso, che realistiche. Molti dei seguaci, poi, sarebbero stati spinti ad allontanarsi completamente dal familiari e amici, con l’indagine che nasce a seguito della denuncia di un padre che aveva di fatto perso qualsiasi contatto col figlio diventato seguace della presunta setta.
Mangone è accusato anche di violenza sessuale ai danni di una adepta, che in quella fase avrebbe vissuto un periodo di sudditanza psicologica e inferiorità psichica verso il maestro. Gli atti sessuali le sarebbero stati presentati come una pratica purificatoria per l’anima, col liquido seminale di “Kaar Yampu” considerato un fluido sacro.
Raggiunti telefonicamente da Umbria24 i due difensori di Mangone e Ionel hanno detto di «respingere tutte le accuse, frutto di condotte ritorsive da parte di ex collaboratori che hanno agito per motivi strettamente personali, in quanto sono stati allontanati dall’associazione per comportamenti contrari allo statuto. Basti pensare – sono le dichiarazioni degli avvocati Emanuele Fierimonte e Deborah Wahl – che una di loro ha fatto una querela dopo aver perso un processo al tribunale civile di Perugia dinanzi al quale chiedeva la restituzione di donazioni all’associazione: nell’autunno 2025 chiedeva il sequestro dei conti correnti, il giudice però non ha acconsentito e ha rigettato le richieste. Anche l’altra donna, quella della presunta violenza sessuale, era stata allontanata, in ogni modo qualsiasi rapporto ci sia stato tra lei e il nostro cliente, è stato consenziente. Questa difesa contesta tutti i capi di imputazione ritenendo fantasiose le ricostruzioni della Procura. Non esiste pericolo di fuga per i nostri assistiti, per i quali abbiamo chiesto al giudice misure afflittive meno pesanti rispetto al carcere».
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