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Italia fuori dai Mondiali, è la terza volta consecutiva. Le parole di Gattuso

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Per la terza volta consecutiva, l’Italia manca la qualificazione al Mondiale. Un dato che certifica una crisi profonda e prolungata del calcio azzurro, incapace di ritrovare continuità ai massimi livelli internazionali. L’eliminazione arriva al termine di una sfida combattuta contro la Bosnia-Erzegovina, decisa soltanto ai calci di rigore dopo l’1-1 maturato nei 120 minuti tra tempi regolamentari e supplementari.

La partita, disputata allo stadio Bilino Polje in un ambiente particolarmente caldo e ostile, ha visto gli Azzurri partire con buone intenzioni, salvo poi essere progressivamente condizionati dall’inferiorità numerica maturata nel finale del primo tempo. Un episodio che ha inciso in modo determinante sull’andamento della gara, permettendo ai padroni di casa di rientrare in partita e trascinare il confronto fino alla lotteria finale.

Un buon avvio azzurro

L’Italia si presenta alla sfida decisiva con lo stesso undici iniziale che aveva superato l’Irlanda del Nord nella precedente gara di playoff. In attacco, la coppia formata da Mateo Retegui e Moise Kean, supportata sugli esterni da Politano e Dimarco, mentre a centrocampo agiscono Barella, Tonali e Locatelli. In difesa, davanti a Donnarumma, trovano spazio Mancini, Calafiori e Bastoni.

La Bosnia, guidata da Edin Dzeko, si affida invece a un mix di esperienza e fisicità, con Demirovic a supporto dell’attaccante simbolo della nazionale balcanica.

L’avvio è caratterizzato da un copione chiaro: l’Italia mantiene il possesso e prova a costruire gioco, mentre la Bosnia si affida a rapide ripartenze. Dopo pochi minuti è Demirovic a rendersi pericoloso, ma Donnarumma risponde presente.

Gli Azzurri trovano il vantaggio al 15’: errore in fase di impostazione del portiere bosniaco Vasilj, Barella intercetta e serve rapidamente Kean, che conclude con precisione sotto l’incrocio dei pali. Una rete che sembra indirizzare la gara sui binari favorevoli alla squadra italiana.

L’episodio che cambia la partita

Nonostante il vantaggio, l’Italia non riesce a chiudere la gara e continua a esporsi alle ripartenze avversarie. La Bosnia cresce progressivamente, trascinata dal sostegno del pubblico e dalla propria intensità.

Al 42’ arriva l’episodio chiave: su un’azione di contropiede, Memic si invola sulla fascia sinistra e viene fermato da Bastoni. L’arbitro francese Clement Turpin estrae il cartellino rosso diretto, decisione confermata dal VAR. L’Italia resta così in dieci uomini a pochi minuti dall’intervallo.

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L’espulsione modifica completamente l’inerzia del match. Nella ripresa, il commissario tecnico Gennaro Gattuso è costretto a ridisegnare la squadra, inserendo Gatti per riequilibrare la difesa e rinunciando a soluzioni offensive.

Assedio bosniaco e pareggio

Con l’uomo in più, la Bosnia aumenta la pressione. L’Italia si difende con ordine ma fatica a ripartire. L’unica occasione significativa arriva su un contropiede guidato da Kean, che però non trova la porta.

Il forcing dei padroni di casa si concretizza all’80’: su un cross dalla destra, Dzeko colpisce di testa costringendo Donnarumma a una parata impegnativa, ma sulla respinta Tabakovic è il più rapido e insacca da distanza ravvicinata.

Il pareggio premia la perseveranza della Bosnia e porta la sfida ai tempi supplementari.

Supplementari tra equilibrio e tensione

Nei trenta minuti aggiuntivi, l’Italia prova a reagire nonostante l’inferiorità numerica. Gli Azzurri reclamano un’espulsione per un intervento su Palestra, ma l’arbitro lascia correre, alimentando le proteste della panchina italiana.

Sul piano del gioco, la squadra di Gattuso costruisce anche alcune occasioni importanti, in particolare con Pio Esposito, ma manca la concretezza necessaria per riportarsi in vantaggio.

La Bosnia, dal canto suo, continua a spingere sfruttando la superiorità numerica, ma senza riuscire a trovare il gol decisivo.

La lotteria dei rigori

La qualificazione si decide così ai calci di rigore. Dal dischetto, la Bosnia si dimostra più fredda e precisa, trasformando cinque tentativi su cinque.

Per l’Italia risultano decisivi gli errori di due subentrati, Pio Esposito e Bryan Cristante, che compromettono la serie e sanciscono l’eliminazione definitiva degli Azzurri.

Il risultato finale, 5-2 dopo i rigori, consegna alla Bosnia una storica qualificazione e all’Italia l’ennesima delusione.

Un fallimento che pesa

L’eliminazione assume un significato ancora più pesante se si considera il ranking FIFA delle due nazionali: la Bosnia occupa la 55ª posizione, mentre l’Italia è tredicesima. Un divario teorico che non si è tradotto sul campo.

Per il calcio italiano si tratta di un fallimento che si inserisce in una serie negativa iniziata nel 2018 con l’esclusione contro la Svezia e proseguita nel 2022 con la sconfitta contro la Macedonia del Nord.

A differenza delle precedenti occasioni, resta ora da chiarire il futuro della guida tecnica e della dirigenza federale.

Le parole di Gattuso

Al termine della gara, il commissario tecnico Gennaro Gattuso ha espresso tutta la propria amarezza, evitando polemiche dirette ma lasciando trasparire delusione per alcune decisioni arbitrali.

“Non voglio parlare degli arbitri, però penso che oggi sia ingiusto. Il calcio è questo, a volte si gioisce e altre si subiscono colpi duri”, ha dichiarato.

Gattuso ha poi sottolineato l’impegno della squadra: “I ragazzi mi hanno impressionato, siamo stati in trincea. Dispiace enormemente non essere riusciti a centrare l’obiettivo”.

In conferenza stampa, il tecnico ha ribadito il proprio stato d’animo: “Fa male, tantissimo. Avrei dato qualsiasi cosa per raggiungere il Mondiale. Il mio futuro ora non è importante, bisogna parlare dell’Italia e della maglia azzurra”.

Interrogativi sul futuro

La terza mancata qualificazione consecutiva al Mondiale apre inevitabilmente interrogativi profondi sul futuro del calcio italiano. Dalla gestione tecnica alla programmazione federale, passando per lo sviluppo dei giovani e la competitività del sistema calcistico nazionale.

Resta da capire se seguiranno decisioni drastiche ai vertici, come avvenuto in passato, o se si opterà per una linea di continuità.

Nel frattempo, l’Italia si ritrova ancora una volta a osservare il Mondiale da spettatrice, mentre altre nazionali emergenti riescono a colmare il divario e a ritagliarsi un ruolo sempre più rilevante nel panorama internazionale.

Una situazione che impone riflessioni profonde e interventi strutturali, per evitare che quella che ormai appare come una crisi sistemica diventi una condizione permanente.


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