Cultura

Rob Zombie – The Great Satan

Rob Zombie torna al passato con il nuovo “The Great Satan”. Dopo aver salutato il virtuoso chitarrista John 5 e il bassista Piggy D., andati a unirsi rispettivamente a Mötley Crüe e Marilyn Manson, l’ex frontman dei White Zombie ha chiamato alla sua corte due vecchie conoscenze: Mike Riggs e Blasko, membri di peso della formazione che incise l’esordio solista “Hellbilly Deluxe” nel 1998. Un disco che affondava le proprie radici nell’industrial metal all’epoca tanto in voga, “imbastardito” a dovere da quelle atmosfere horror alla Alice Cooper che, ancora adesso, sono il vero marchio di fabbrica del barbuto tuttofare statunitense.

Oggi la formula non è poi così tanto diversa: l’industrial duro e puro ha ceduto il passo a un viscerale shock rock che continua a essere fortemente “metallico” ma più cinematografico, con evidenti richiami all’universo redneck americano e agli amatissimi B-movie degli anni ’70. Solo un esempio: il brevissimo strumentale “Grave Discontent”, tutto synth e batteria, potrebbe benissimo essere un estratto da una colonna sonora dei Goblin. L’assenza di John 5 si fa sentire, sia dal punto di vista tecnico che creativo; il sound in generale torna a farsi più essenziale, con un taglio netto alle parti soliste a favore di riffoni ignorantissimi in pieno stile “Hellbilly Deluxe” (“Tarantula” suona come una sorella ancor più heavy di “Dragula”).

Mike Riggs non possiede il talento circense del suo predecessore ma sa come mettere in scena uno spettacolo degli orrori degno di nota, soprattutto quando si punta sulla rabbia cieca (da manuale “Heathen Days” e “Punks And Demons”). Brevi intermezzi elettronici ed estratti dai dialoghi di vecchi film fanno da collante al consueto Grand Guignol di brani martellanti, esagerati e oscenamente orecchiabili, nonostante la quasi totale assenza di aperture melodiche (anche perché la voce ruvida e cavernosa di Rob Zombie offre pochi margini di manovra).

Diabolica ironia e terrore camp sono i due elementi alla base di “The Great Satan”: un divertente massacro sonoro che, seppur meno ispirato del precedente “The Lunar Injection Kool Aid Eclipse Conspiracy”, si fa apprezzare per una manciata di brani dal grandissimo impatto. Un lavoro che farà felici i fan delle classiche sonorità zombiane pur concedendosi alcune interessanti eccentricità, come il mix tra rap e industrial di “Sir Lord Acid Wolfman”, la breve fiammata hardcore punk di “The Black Scorpion” e la lenta e lugubre preghiera psichedelica di “Unclean Animals”, con tanto di orchestrazioni orientaleggianti.


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