“Torino 4×4”, racconto per immagini di fragilità e speranze
Quattro fotografi e quattro realtà impegnate nel sociale per un racconto visivo tra immagini, comunicazione e inclusione. Si sono tolti i veli oggi pomeriggio ai cilindri che formano “Torino 4 x 4.Fotografie di una nuova era”, la mostra allestita nella corte di Palazzo Carignano visitabile da domani sera fino al 2 giugno, inserita nel programma di Exposed.

Organizzata da Fondazione Boscolo e Camera, in collaborazione con la factory PiazzaSanMarco, mette insieme associazioni che operano in contesti di fragilità, dalla disabilità fisica, all’emergenza abitativa, al ritiro sociale. Per Fabio Boscolo, dell’omonima fondazione, “l’arte quando si unisce al sociale smette di essere autoreferenziale. Il nostro obiettivo è creare connessioni sul territorio, per generare progetti a vantaggio della città e per il bene comune”. Aggiunge il direttore di Camera Francois Hébel: “Presentiamo quattro fotografi che utilizzano protocolli differenti, cercando di aiutare chi è in difficoltà con soluzioni originali, facendo ricorso anche alla tecnologia. È importante che la rassegna sia proposta in un luogo pubblico, di passaggio per cittadini e turisti”.

Gli scatti di Fabio Bucciarelli seguono le avventure sportive delle squadre degli Insuperabili, associazione nata a Torino nel 2012 con l’intento di ridurre il divario tra sport e disabilità, promuovendo il calcio in un contesto inclusivo. Le immagini di Enrico Gili svelano sogni e speranze delle donne e degli uomini accompagnati da Progetto Tenda, che dal 1999 sostiene persone senza fissa dimora.

Le still life di Deka Mohamed Osman reinterpretano tra colori e creatività gli strumenti innovativi ideati da Hackability, ente no profit che promuove l’inclusione delle persone con disabilità attraverso la coprogettazione di soluzioni tecnologiche personalizzate. Le fotografie di Marco Rubiola infine lasciano esprimere l’immaginazione e la fantasia delle ragazze e dei ragazzi seguiti da Nove e 3/4, costola del Gruppo Abele a supporto dei giovani che vivono in ritiro sociale, i cosiddetti “hikikomori”.

“Questi ragazzi hanno scelto di non esserci, difficile dunque aspettarsi che volessero esporsi – spiega Rubiola, già collaboratore di Oliviero Toscani, ora in PiazzaSanMarco – Abbiamo iniziato con un workshop sull’immagine, ragionando poi sulla tecnologia digitale, che da complice silenzioso può trasformarsi in alleato e finestra sul mondo. Alla fine, più della metà dei ragazzi si è messa in gioco in prima persona”.
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