Bradley Cooper è più bravo come regista: una visione d’insieme che diventa talento puro in tre film
Bradley Cooper ce l’ha fatta. A 51 anni ha capito cosa vuole fare da grande. L’interprete nato ad Abington è la tipica personalità che potrebbe star bene su tutto. Un ragazzo prodigio diventato uomo indispensabile. A Hollywood e, più in generale, al cinema internazionale. Uno di quelli, per intenderci, che quando a scuola chiedono: “Cosa vuole fare il ragazzo?” aveva già la risposta pronta. Attore, con la a maiuscola. Infatti ha fatto di tutto per arrivare dov’è ora: un successo meritato, conquistato e sudato.
L’espressività aiuta moltissimo e Cooper incarna quel tipo di carattere poliedrico e duttile, accompagnato da un volto riconoscibile che gli ha permesso negli anni di fare davvero qualunque cosa. Lo ricordiamo in Una Notte da Leoni, ma non possiamo dimenticare le performance in American Hustle, American Sniper e Il Lato Positivo. Tuttavia, nonostante la mole di film fatti e professionalità indiscutibili che vengono fuori a ogni prima o red carpet, Bradley Cooper è più bravo come regista.
Bradley Cooper e la regia: un sodalizio necessario
Avere tutte le carte in regola per fare l’attore non era scontato, ma fortemente possibile per uno della sua risma. Che fosse, invece, bravo – anzi, perfetto – in qualità di regista non era assolutamente prevedibile. Auspicabile, ma nessuno (o quasi) credeva di avere a che fare con un vero e proprio talento. Al pari dei maggiori direttori d’orchestra Cooper guarda, dirige, compone e dà vita a idee ed espedienti perfetti. Tre film, altrettante gemme cinematografiche. Una delle quali (A Star Is Born) ancora un riferimento per il genere di rappresentanza. C’è dentro tutto: sentimento, fermezza, dinamismo, profondità, gestione dello spazio e colpi di scena.

Arriviamo a parlare di È L’ultima Battuta? tralasciando per un attimo Maestro. Altro suo mirabile lavoro dietro la macchina da presa, ma essendo un film biografico – parla del direttore d’orchestra Leonard Bernstein e il matrimonio con l’attrice Felicia Montealegre – aveva gli appunti in un cassetto. Nel senso che trovare la quadra avendo il sentiero tracciato dalle biografie è relativamente più semplice. Non elementare, serve sempre una certa preparazione e un determinato approccio. Cooper, tuttavia, in A Star Is Born e all’interno de È L’ultima Battuta? ci ha messo tanto del suo pur partendo da sentieri che già conosceva.
A Star Is Born e Maestro
Infatti il remake del film drammatico È Nata Una Stella conserva i valori iniziali del girato, ma ha una vera e propria svolta empatica: si dà spazio alla parabola sentimentale nella sua completezza, agevolata da una costante musicalità abbracciata con armonia ed equilibrio. Cooper coniuga ogni tipo di suggestione all’interno di un registro stabile, potente e variegato. Un grande artista al cospetto di una tavolozza ampia e piena di colori. Cooper non copia: si lascia ispirare, per questo A Star Is Born resta un unicum tra inquadrature, svolgimento e performance.
Veniamo invece all’ultima fatica cinematografica: il titolo originale è Is This Thing On?, ma la traduzione italiana ha optato per un più sicuro e comprensibile È L’ultima Battuta?. Quel che dicono spesso gli standup comedian prima di cominciare. Un rito propiziatorio che si potrebbe riassumere con la frase idiomatica: “Siete caldi, siete pronti?”, incoraggiamento al pubblico verso una clemenza che serve a dare la carica prima di cominciare ad esibirsi.
È L’ultima Battuta?
Titolo più che mai propiziatorio: l’opera è ispirata alla vita di John Bishop, in quella che è la sua crisi coniugale. Il noto comico ha affrontato una profonda difficoltà con la moglie e ha trovato giovamento nella standup comedy grazie all’umorismo più sfrenato. Il sorriso dentro al pianto – direbbe Ornella Vanoni – stavolta è vero è Cooper lo dimostra alla sua maniera.

La storia di Bishop è solo un riferimento da tenere a mente, il lavoro di Cooper è molto più particolare e definitivo. Il protagonista del film è Alex Novak, interpretato da Will Arnett, che vive una profonda crisi con la moglie Tess. I due non si capiscono più e sono arrivati alla rottura di quello che era il loro rapporto, ma ci sono ancora degli aspetti irrisolti e questioni pratiche da chiarire. Senza contare l’eventualità di un’ultima spiaggia per cercare di riportare l’unione su frequenze di stabilità e appagamento.
La standup comedy come “farmaco”
Tess, interpretata da Laura Dern, si rivela una perfetta complice anche quando le acque non sono tranquille e il rapporto con il consorte sembra essere ormai perduto. Non c’è più quell’empatia e comprensione, ma persiste la stima e il riconoscimento di certi valori sotto pelle che faticano ad andare via quando si è condiviso molto – anzi, quasi tutto – insieme. Alex Novak deve riprendere in mano la propria vita e una via possibile, che funge anche quasi da psicoterapia, è la standup comedy. Cooper riesce a rendere molto bene questo concetto di rivitalizzazione attraverso l’elaborazione di un lutto emotivo con la forza dell’ironia.
Novak in questo caso non fa altro che elaborare i problemi coniugali scrivendo testi, sviluppando monologhi che poi riversa al cospetto di una platea. Il cortocircuito viene reso magistralmente sul grande schermo, in cui vediamo una coppia sull’orlo del precipizio cercare di riprendersi attraverso varie possibilità. Compreso provare (o tornare) a ridere insieme: ovvero ridere con, anziché ridere di. Tornare a capirsi come accadeva in un passato non ancora remoto.
I primi piani specchio delle emozioni
Bradley Cooper mette insieme un prodotto intenso, profondo e più che mai valido emotivamente. Non solo per quello che riesce a comunicare, ma anche e soprattutto per come gestisce gli attori. Le sensazioni dei protagonisti, così come le suggestioni che accompagnano ogni reazione, sono curate in maniera quasi maniacale. La regia è profonda e sviluppa un vero e proprio processo di ricongiungimento nell’arco di stacchi e primi piani. Siamo al cospetto di un’opera quasi intimista: Cooper, in alcuni punti, rimane accanto a Will Arnett perchè vuole agevolare – anche con l’occhio indiscreto della telecamera – la presa di coscienza malinconica del protagonista. È L’ultima Battuta? rappresenta davvero l’opera della maturità per l’artista statunitense.

Meglio dietro la macchina da presa che davanti. Cooper, dirigendo, riesce ad avere uno sguardo più profondo: calato all’interno di ciascuna dinamica comunicativa. L’ironia è fondamentale, ma è importante anche saper osservare. Non soltanto vedere. La differenza tra queste due peculiarità è sottile, ma sostanziale. Bradley Cooper lo ha capito nell’arco di tre film in cui riesce a scandire e dividere i momenti e la narrazione come un maestro di genere.
Attore eccellente, regista insostituibile
La strada professionale è ancora lunga, ma una tale intelligenza emotiva non può essere manifestata soltanto attraverso la recitazione. La regia riesce a trasformare tutto questo bagaglio intellettuale in un manifesto. I lavori di Cooper alla regia sono proprio trattati di quel che andrebbe fatto di fronte a un soggetto preciso in grado di restituire molteplici prospettive.
Il regista è bravo, quando ha le capacità, a sintetizzare tutto per renderlo profondo e non banale o retorico. È L’ultima Battuta? determina proprio una maturità emotiva e professionale da parte di Cooper che potrebbe addirittura permettersi, pur non avendone bisogno, di fare un passo indietro e smettere di recitare. Al cuore, al palco e al set non si comanda. Se, però, Cooper in primo piano è eccellente, dietro la macchina da presa rischia di diventare insostituibile.
Source link




