Gattuso tra storia e sfida
Una notte per risorgere o per affondare. L’Italia si gioca la qualificazione al mondiale nello spareggio finale a Zenica, in un piccolo stadio da nemmeno 10mila posti, davanti al tifo indiavolato del pubblico bosniaco. Un sogno o un incubo, dipende dai punti di vista.
Non è una partita come le altre per nessuno dei contendenti, non solo perché in tribuna ci saranno il presidente della Uefa Aleksander Čeferin e il fuoriclasse della racchetta Novak Djokovic. La Bosnia farà la storia in caso di vittoria, l’Italia se sconfitta. Dell’epilogo peggiore, il ct azzurro Rino Gattuso non vuole nemmeno sentire parlare. Su cosa accadrebbe se gli azzurri restassero fuori dal terzo mondiale consecutivo, «il mio pensiero lo tengo dentro di me» e «personalmente ci metto la faccia come ho sempre fatto», ha sentenziato Ringhio.
Sono passati vent’anni da quando il Gattuso giocatore alzò la Coppa del mondo a Berlino. Chi è nato dopo il 9 luglio 2006 ha visto gli azzurri soccombere alla Svezia e alla Macedonia del Nord e non qualificarsi a due edizioni consecutive. Eppure, il Gattuso allenatore è convinto che la squadra ci sia: «Tante volte siamo diventati campioni pur non essendo i più forti».
Gli azzurri sono arrivati in Bosnia nel tardo pomeriggio di ieri con un volo charter, dopo l’allenamento di rifinitura a Coverciano. Il ct non anticipa la formazione, ma le indicazioni dell’ultimo allenamento sembrano riproporre l’undici visto a Bergamo contro l’Irlanda del Nord, con Retegui e Kean davanti. Il campo non sarà perfetto ma Gattuso avverte che non vuole sentire alibi e per gli avversari ha mostrato di avere grande rispetto, a partire da Edin Dzeko, che l’hanno scorso ha rischiato di raggiungerlo in Croazia e che ieri ha invitato i bosniaci ad alzarsi quando questa sera suonerà l’inno italiano per questa sfida che è già una sentenza.
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