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Non solo Spagna e Italia, come si comportano gli altri Paesi Ue con le “loro” basi Usa

Qualcosa è cambiato nei rapporto con gli Usa amministrati da Donald Trump di alcuni stati europei. Dalla chiusura dello spazio aereo per gli aerei da guerra Usa alle autorizzazioni condizionate sull’utilizzo di basi militari: le principali capitali europee hanno finora assunto posizioni tra loro diverse rispetto alle necessità di Washington di avere punti di appoggio per le operazioni belliche contro l’Iran. Tra la linea dura di Madrid (con il premier Pedro Sanchez che ha dichiarato che la Spagna non partecipa a “una guerra illegale”) e quella decisamente più morbida di Londra, ci sono le posture intermedie adottate da Parigi e Berlino. Infine il caso Sigonella con Roma ha negato la base militare a Trump.

Spagna

La posizione ufficiale del governo di centrosinistra iberico è stata sintetizzata dalla ministra della Difesa Margarita Robles. “Dal primo momento, è stato indicato in modo chiarissimo all’Esercito americano e alle forze americane che non sarebbe stato autorizzato l’uso delle basi né, naturalmente, l’utilizzo dello spazio aereo spagnolo per attività che abbiano a che vedere con la guerra in Iran”, ha spiegato lunedì a cronisti, dopo le anticipazioni in tal senso pubblicate da El País. Già a inizio conflitto era emerso il rifiuto di Madrid all’uso delle basi andaluse di Rota e Maron da parte di Washington per i raid in Iran.

Regno Unito

Diverso il posizionamento del governo britannico, guidato dal laburista Keir Starmer. Già lo scorso 1 marzo, all’indomani dei primi raid israelo-statunitensi sull’Iran, il premier aveva infatti annunciato che sarebbe stato concesso a Washington l’uso di basi militari britanniche per colpire siti missilistici controllati da Teheran, pur precisando che Londra non si sarebbe “unita” a questa “azione offensiva”. Venti giorni dopo, il Regno Unito aveva poi allargato la portata di tale autorizzazione anche per attacchi contro obiettivi iraniani che minacciano lo Stretto di Hormuz, continuando però a considerare azioni di questo tipo come “operazioni difensive“.

Francia

Più fredda è stata finora la risposta francese. Lo scorso 5 marzo, lo stato maggiore transalpino ha precisato che l’accettazione di aerei militari di appoggio Usa era stata autorizzata per la base di Istres, nel sud della Francia, esclusivamente “per il sostegno alla difesa dei partner“, nel quadro di “una procedura di routine della Nato”, e quindi “non per operazioni di attacco in Iran”. Una linea ribadita pubblicamente nei giorni successivi dal presidente Emmanuel Macron, secondo cui, nell’ambito della guerra in Medio Oriente, “la Francia agisce esclusivamente in una capacità difensiva”. Come dimostra anche la decisione, riferita dai media, di negare lo scorso weekend lo spazio aereo francese a voli israeliani con a bordo armi americane. Notizia ridimensionata con la precisazione che le condizioni per gli atterraggi rimangono invariate: possono atterrare solo gli aerei da trasporto logistico, in questo caso presso le basi di Istres e Avord.

Germania

Meno definita è al momento la posizione di Berlino. Come riassunto dall’agenzia Dpa, il governo tedesco si è infatti limitato a spiegare, attraverso il portavoce Stefan Kornelius, che l’uso delle basi Usa di Ramstein (nella foto) e Spangdahlem “è regolato da accordi e trattati giuridicamente validi”, compatibili anche con il “diritto interno”, e che quindi “non sarà limitato”. Al momento, aggiunge la Dpa, “non è chiaro fino a che punto” Ramstein, il quartier generale delle forze aeree statunitensi in Europa, “sia impiegata direttamente in azioni da combattimento” in Iran. Anche se il ministero degli Esteri ha precisato che la Germania non sta compiendo “atti di aggressione” contro Teheran.

L’articolo Non solo Spagna e Italia, come si comportano gli altri Paesi Ue con le “loro” basi Usa proviene da Il Fatto Quotidiano.


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