Parla Cetty Zaccaria, mamma di Sara Campanella: «È come vivere in un inferno»
Da un anno vivono – dice Cetty Zaccaria, mamma di Sara Campanella, «l’inferno in terra. E lo vivremo per sempre. Un anno fa, il 30 marzo 2025, la stavamo accompagnando all’autobus per Messina. Era bella, la mia Sara: la nostra principessa, la nostra dolcezza infinita sorrideva sempre, era buona con tutti. I capelli lunghi e luminosi, i boccoli, da lontano mi salutava ancora, quell’ultimo giorno che l’abbiamo vista. Lei amava la vita, amava studiare, amava la sua Università. Quel pomeriggio l’ultimo bacio l’ha dato a suo padre, mio marito. E prima l’aveva dato a me. Il giorno dopo, il 31 marzo di un anno fa, è stata brutalmente assassinata. Non la vediamo più, non la sentiamo più. Ed è un silenzio assordante».
Cetty Zaccaria, maestra nella scuola dell’infanzia a Misilmeri, il paese in cui vive tuttora la famiglia di Sara Campanella, è tornata a lavorare con quelli che chiama i suoi «piccoli angioletti, che mi danno tanta, tantissima forza». Parla con voce bassa, spiega con diplomazia di non stare bene, di trattare con difficoltà e dolore argomenti che riguardino quel che accadde 365 giorni fa. Sua figlia Sara, 22 anni, fu uccisa a sangue freddo da Stefano Argentino, un collega del corso di laurea di Tecnologie biomediche, a Messina. Lui, che aveva 27 anni, la attese alla fine della lezione e la accoltellò. Poi si uccise in cella, a settembre scorso.
Come fate a resistere?
«Non ci diamo pace, non ce ne daremo mai. Sara era una ragazza eccezionale: amava studiare, voleva tornare a Messina, sebbene pochi giorni prima avesse subito un intervento di appendicite e fosse ancora debilitata. Ma non voleva perdersi la prima lezione di Anatomia patologica. Era buona con tutti, sin da piccola. Sempre pronta ad aiutare gli altri, amava se stessa nella misura in cui amava l’altro».
Mai cattiva. Nemmeno con colui che poi sarebbe diventato il suo carnefice.
«No, nemmeno con quella persona (non nomina mai Argentino, ndr). Non l’ha mai mortificato né maltrattato: era stata sempre molto cortese e chiara. E per questo non aveva alcuna preoccupazione. Lui non le passava nemmeno per l’anticamera del cervello: si manifestava come insistente, ma non ogni giorno. Sara, con gentilezza, gli ripeteva di non essere interessata a lui e gli aveva pure tolto il saluto, per evitare qualsiasi illusione».
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