Cabinovia, l’associazione Metrogenova: “Un mero rinforzino, ingiustificabile spendere 160 milioni”

Genova. Nel dibattito sulla cabinovia in Valbisagno – mentre i comitati anticipano il loro “no” e accusano il metodo di decisione della giunta Salis – interviene anche l’associazione Metrogenova, attiva nello studio e nella promozione del trasporto pubblico e presieduta dall’architetto Jacopo Baccani. In un post su Facebook l’impianto proposto dal Politecnico di Milano viene definito “un mero rinforzino al fronte del quale un esborso ad oggi stimato in 160 milioni risulta del tutto ingiustificabile“.
A parte i dubbi sull’impatto visivo (“Ci voleva poco per fare meglio dello Skymetro“, scrive l’associazione) e acustico, le considerazioni sono di ordine trasportistico: “A fronte della prospettiva di un bus in sponda destra dotato il più possibile di corsia riservata che coprirebbe la tratta Molassana-Brignole mediamente in 35 minuti lordi, l’opzione cabinovia andrebbe a coprire lo stesso percorso con 8 fermate anziché 24, un risparmio di soli 10 minuti e una ulteriore riduzione di traffico privato di appena l’1%, per non parlare dell’incognita vento, che in giornate di burrasca come quelle appena trascorse imporrebbe la sospensione del servizio, e stiamo parlando di uno scenario che, in un contesto di tropicalizzazione in atto nel Mediterraneo, è destinato a essere sempre più frequente”.
Altre perplessità riguardano la modalità di gestione: “Uno è la modalità di gestione della cabinovia: in conferenza stampa, al momento di chiarire se l’impianto sarebbe stato affidato ad Amt o altra azienda, si è percepita qualche titubanza. Dal nostro punto di vista si profilano due scenari ugualmente problematici: o il gestore è un’altra azienda e Amt si ritrova l’asse della val Bisagno insidiato da un concorrente, o il gestore è Amt, che già oggi arranca a far funzionare metrò, funicolari e ascensori”. E ovviamente la manutenzione: “Per le funivie è notoriamente costosa, in più in questo caso si aggiungerebbe il corollario di ascensori e scale mobili per raggiungere le stazioni, tutte a 5 metri sopra la strada, con inevitabili ripercussioni sull’accessibilità dell’impianto stesso. In conferenza stampa è stato detto che le manutenzioni e i fermi tecnici si possono fare di notte. Ecco: in caso di gestione da parte di Amt, parleremmo della stessa azienda che da anni fa manutenzione sul metrò in orario di servizio per risparmiare sugli straordinari“.
“Premesso che elaborare un progetto di Tpl fondato sul caveat, espressamente dichiarato da Coppola, di non toccare la mobilità privata e i posteggi (denominatore comune di Skymetro e cabinovia), significa necessariamente pervenire a risultati marginali“, l’associazione Metrogenova propone di ragionare seriamente sull’allargamento della sede stradale verso il Bisagno dopo aver dato “priorità assoluta” allo scolmatore e tracciare intanto corsie riservate per i bus “in tutti quei tratti della sponda destra che non richiedano ampliamenti della carreggiata in alveo”. Dopodiché “aggiornamento del piano di bacino” ed eventuale “aggiunta di corsie tramite sbalzi su alveo ove completare l’asse protetto di Tpl”.
Infine si suggerisce una “trasferta a Bologna” dove procedono i lavori per il tram: “Potrebbe essere l’occasione per capire cosa succede quando si progetta bene fin dall’inizio un’infrastruttura di Tpl, si ha il coraggio di affrontare due-tre anni di calvario in pieno centro città, si gestiscono i cantieri a tambur battente e si giunge a una rigenerazione vera, sostanziale, non limitata a due begoniette qua e là. E a Bologna si mangia pure bene, senza bisogno di pesto e focaccia”.




