Madrid chiude i cieli alla guerra, Trump minaccia Kharg
Donald Trump inasprisce la sua retorica nei confronti dell’Iran, ma con il consueto canovaccio di segnali contraddittori. «Senza un accordo distruggeremo Kharg», è la parte minacciosa dell’ultimo messaggio del presidente degli Stati Uniti, a cui si contrappone la valutazione che le trattative, «anche dirette», «stanno andando bene». Specularmente non cambia la postura ufficiale del regime, che nega contatti diretti con Washington e ribadisce che le proposte americane sono «irragionevoli».
Nel mezzo di queste dichiarazioni il Paese Nato più apertamente schierato contro questa guerra ha battuto un colpo concreto: la Spagna ha chiuso lo spazio aereo ai velivoli militari Usa. Il commander in chief, a dispetto delle smentite iraniane, ha dato conto di un negoziato che sarebbe alle battute finali. Teheran – ha riferito il tycoon ai giornalisti – ha concordato sulla maggior parte del piano Usa di 15 punti, tanto che i mullah hanno dato il via libera al passaggio di 20 navi attraverso Hormuz come «segno di rispetto».
Per la Casa Bianca la trattativa procede «con grandi progressi» perché l’interlocutore è «il nuovo e più ragionevole regime», mentre il segretario di Stato Marco Rubio ha evocato «fratture nella leadership», senza tuttavia rivelare con chi sta trattando l’amministrazione. Trump allo stesso tempo è tornato ad agitare il bastone: «Se per qualche ragione non ci sarà l’accordo, concluderemo il nostro soggiorno in Iran distruggendo gli impianti elettrici, i pozzi petroliferi e l’isola di Kharg», da cui passa il 90% dell’export di greggio, ha scritto su Truth. Anche se l’opzione “preferita» dal tycoon è quella di «prendere il controllo del petrolio» iraniano «a tempo indeterminato», come è accaduto in Venezuela. Washington inoltre ha insistito che l’Iran riapra “immediatamente» Hormuz. La crisi dello Stretto potrebbe costare ai mercati 10-12 milioni di barili al giorno, è la stima del segretario al Tesoro Scott Bessent, secondo cui comunque «gli Usa ne riprenderanno il controllo e ci sarà libertà di navigazione»
. Per ora continuano a passare soltanto le navi di Paesi non ostili all’Iran, come India e Cina. Trump, tra le opzioni militari per ottenere la resa del nemico, valuta anche una missione per recuperare i 450 chilogrammi di uranio arricchito. Un’operazione complessa – rileva il Wsj – che vedrebbe le forze americane operare all’interno del Paese per giorni o per un periodo più lungo. Rischi maggiori comporterebbe l’attacco a Kharg, sia con uno sbarco di paracadutisti sia nel caso di un’incursione anfibia. Perché secondo fonti di intelligence Usa Teheran ha schierato ulteriori truppe nell’isola e nuovi sistemi di difesa aerea. C’è poi da valutare la possibile rappresaglia. Gli esperti militari ipotizzano quattro modalità: attacchi diretti alle truppe americane, nuovi raid sugli impianti energetici in Medio Oriente, maggiore coinvolgimento delle milizie sciite regionali. Infine, la chiusura dello Stretto di Bab el Manba, nel Mar Rosso, da parte degli Houthi, che sabato sono entrati in guerra lanciando missili su Israele. Nel frattempo gli iraniani continuano a colpire il Golfo e un missile ha violato lo spazio aereo della Turchia, prima di essere abbattuto dalle difese Nato. E’ il quarto finora.
Nel pieno del conflitto un segnale in controtendenza è arrivato dalla Spagna, dove il governo ha rifiutato ogni supporto all’offensiva di Usa e Israele: il divieto all’utilizzo della basi di Rota e Moron riguarderà non solo i velivoli impegnati nei bombardamenti, ma anche quelli di supporto. «E’ una guerra illegale», ha ribadito Pedro Sanchez, che si era già distinto per una posizione di forte condanna nei confronti di Israele riguardo a Gaza. «Non ci serve il vostro l’aiuto», la replica della Casa Bianca alla decisione del premier socialista, che è diventata oggetto di riflessione a Bruxelles. E se un funzionario Ue puntualizza che le scelte di Madrid sono “sovrane» e «nazionali», tra i diplomatici si intravede il rischio che si inaspriscano i toni di Trump contro la Nato. Un’altra fonte invece non si sbilancia sulle conseguenze interne all’Europa: la scelta di Sanchez potrebbe «isolarlo», oppure “spingere altri a trovare il coraggio di seguire il suo esempio».
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