Abruzzo

Il contributo della Cardiochirurgia teatina al primo prelievo di organi da donatore a cuore fermo eseguito in Abruzzo


C’è stato anche il fondamentale contributo della Cardiochirurgia dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti, diretta dal professor Umberto Benedetto, al primo prelievo di organi da donatore a cuore fermo mai eseguito in Abruzzo. 

L’intervento, realizzato pochi giorni fa all’ospedale San Salvatore dell’Aquila, segna un passaggio importante per la rete trapiantologica della Regione, coordinata dal Centro regionale trapianti Abruzzo–Molise.

La procedura è stata resa possibile grazie alla generosità di una persona che in vita aveva espresso la volontà di donare gli organi, permettendo di attivare un percorso sanitario complesso che ha consentito di offrire una nuova possibilità di vita ai pazienti in attesa di trapianto.

Il prelievo da donatore a cuore fermo rappresenta infatti una procedura particolarmente delicata, che richiede un’organizzazione altamente coordinata e il coinvolgimento di numerose professionalità sanitarie. L’intervento è stato realizzato grazie al lavoro della rete trapiantologica, che ha visto operare in stretta collaborazione équipe e strutture diverse.

“Il prelievo da donatore a cuore fermo rappresenta un passaggio molto importante per la nostra rete trapiantologica – spiega la dottoresssa Daniela Maccarone, responsabile del Centro regionale trapianti Abruzzo–Molise – Siamo molto felici del risultato raggiunto. Ogni donazione è un atto di fiducia straordinario: vedere come questa volontà si traduce in vita nuova per altre persone ci ricorda quanto sia importante coordinare le forze e le competenze di tutta la rete trapiantologica”.

Il professor Fabio Vistoli, direttore della Chirurgia generale e dei trapianti d’organo dell’ospedale San Salvatore, spiega: “Dietro a un intervento così complesso c’è molto più della tecnica: c’è attenzione, rapidità, esperienza e la consapevolezza di dare concretamente una nuova opportunità a chi ne ha bisogno. È un’occasione per esprimere al meglio le professionalità dell’ospedale, confrontandosi con alcune delle realtà più esperte della nostra nazione; dal raffronto nasce l’orgoglio per il proprio operato e il riconoscimento oggettivo di qualità e competenza, a conferma che la fiducia dei cittadini aquilani e abruzzesi nel proprio ospedale è ben riposta”.

I trapianti sono stati eseguiti al Policlinico Gemelli di Roma, dove è stato trapiantato il fegato, e all’ospedale dell’Aquila, dove sono stati trapiantati i reni, restituendo una concreta possibilità di vita ai riceventi e realizzando la volontà del donatore.

La procedura è stata coordinata dal Centro Regionale Trapianti Abruzzo–Molise e ha coinvolto numerose strutture dell’ospedale aquilano, con il supporto della direzione sanitaria di presidio (direttrice dottoressa Giovanna Micolucci). Hanno collaborato le unità operative di Anestesia e Rianimazione (direttore professor Marinangeli, con il dottor Antonello Ciccone responsabile Rianimazione e la dottoresssa Emilia Barattelli responsabile Blocco operatorio), Cardiologia (direttore dottor Livio Giuliani), Laboratorio Analisi (direttrice dottoressa Patrizia Frascaria), Anatomia Patologica (direttore dottor Giuseppe Calvisi), Laboratorio di Tipizzazione Tissutale (direttrice dottoressa Carla Cervelli), 118 (direttrice dottoressa Carla Benedetti) e Medicina Legale (direttore dottor Cesare Giffi). 

Come detto, un supporto fondamentale, nelle fasi più delicate della procedura è arrivato dalla Cardiochirurgia teatina, diretta dal professor Benedetto, e dal Centro Regionale Trapianti della Regione Lazio (direttore dottor Mariano Feccia), che con la loro esperienza specifica hanno consentito che tutto si svolgesse nel rispetto dei protocolli e delle modalità previste per questo tipo di donazione.

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