Perugia dice addio a Gabriele Brustenghi, inventò gli sponsor sulle maglie da calcio

È morto lunedì a Perugia l’avvocato Gabriele Brustenghi, imprenditore e manager considerato uno dei pionieri del marketing sportivo in Italia. Aveva 85 anni e ne avrebbe compiuti 86 il prossimo 31 luglio. Figura centrale nella vita economica, sportiva e culturale della città, Brustenghi è stato protagonista di innovazioni che hanno segnato un’epoca. I funerali si terranno martedì alle 11.30 nella chiesa di Montelaguardia, a Perugia.
Il cordoglio «Perugia perde un illustre concittadino, un innovatore e un uomo che ha saputo trasformare visione e idee in progetti destinati a lasciare un segno duraturo», scrivono in una nota di cordoglio la sindaca Vittoria Ferdinandi e l’assessore allo Sport Pierluigi Vossi, che hanno ricordato come Brustenghi abbia rappresentato «una personalità capace di anticipare i tempi e di innovare profondamente il rapporto tra sport, impresa e comunicazione». «Perugia – concludono Ferdinandi e Vossi – non dimenticherà il suo contributo e la sua eredità». In una nota il Perugia calcio parla di un manager «che ha rivoluzionato il calcio, proiettandolo nella modernità».
Gli sponsor Il suo nome resta legato a quella che è stata certamente una delle svolte più importanti nella storia del calcio italiano. Nel 1979, da responsabile marketing di Ellesse, ideò la prima sponsorizzazione su una maglia da gioco, allora vietata. L’operazione coinvolse il Perugia calcio e il pastificio Ponte e rese possibile l’arrivo in biancorosso di Paolo Rossi. Il 26 agosto dello stesso anno, in una partita di Coppa Italia contro la Roma, il Perugia scese in campo con il marchio Pontesportswear sulla maglia: un’innovazione destinata a cambiare per sempre il mondo dello sport e della comunicazione. «Una prova – scrive sempre il Perugia – della genialità manageriale di Brustenghi, unita alla sua grande passione per lo sport, declinata anche in altre discipline, insieme ai figli Luca e Chiara».
La storia Quell’intuizione aprì la strada a un nuovo modello economico, oggi diventato la norma. Non senza ostacoli: la Federazione infatti si oppose inizialmente e la società dovette affrontare anche sanzioni, prima che la pratica venisse accettata. Ma da quel momento la sponsorizzazione sportiva divenne un pilastro del sistema calcio. Brustenghi ha poi contribuito allo sviluppo internazionale del marchio Ellesse, legando il nome dell’azienda a grandi eventi e campioni. Tra questi il tennista argentino Guillermo Vilas e il tedesco Boris Becker, che vinse Wimbledon a soli 17 anni indossando capi del brand umbro. Il suo lavoro contribuì a diffondere un’idea nuova di sport, non solo competizione ma anche stile di vita e benessere.
Fitness e non solo Negli anni Ottanta fu tra i primi a intuire il potenziale del fitness come fenomeno di massa. Fondò il Festival del Fitness, portandolo a Rimini e poi a Firenze, trasformandolo in un evento internazionale capace di richiamare centinaia di migliaia di persone. Un progetto che ha lasciato un’eredità ancora visibile nelle grandi manifestazioni del settore. Imprenditore e organizzatore, Brustenghi fu anche ideatore di eventi come Vivicittà, corsa podistica nata nel 1983 con partenze simultanee in diverse città, e contribuì a portare Ellesse a diventare sponsor della Maratona di New York nel 1986. Appassionato runner, partecipò personalmente a numerose edizioni della gara nella Grande Mela. Nel corso della sua carriera promosse anche iniziative editoriali e sportive, tra cui il free press “California” e progetti legati al turismo sportivo in Umbria. Insieme alla moglie Ornella aprì nei primi anni Ottanta una delle prime palestre di Perugia, la “Personal Best”, contribuendo alla diffusione della cultura del benessere in città.
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