«Mobbing al dipendente invalido di Leroy Merlin»: chiesti 9 mesi per l’ex direttore

Oggi la requisitoria del pm. «Lo ha mortificato, discriminato e isolato»
di Enzo Beretta
Chiesti 9 mesi di carcere per l’ex direttore del punto vendita di Leroy Merlin di Bastia Umbra accusato di mobbing nei confronti di un dipendente. La condanna è stata richiesta questa mattina dal pm Michela Turchetti. L’uomo, 55 anni, originario di Cagliari, viene ritenuto responsabile di aver «mortificato, discriminato e isolato» un dipendente invalido civile al 46%. Il capo di imputazione racconta di «condotte reiterate nell’esprimere ostilità» ma anche di «minacce, molestie e ingiurie» commesse dall’imputato che avrebbero cagionato alla persona offesa «un grave stato di ansia e paura in relazione alla sua vita lavorativa». «Gli impartiva disposizioni contraddittorie al fine di umiliarlo – si legge nelle carte della Procura – lo emarginava dal resto dello staff inducendo gli altri a non intrattenere rapporti con lui». «Dobbiamo isolarlo, deve impazzire», scriveva su Whatsapp. I fatti oggetto delle contestazioni vanno dal settembre 2016 al settembre 2018. In una circostanza «per le modalità dei rimproveri» il dipendente è scoppiato in una «crisi di pianto».
Le altre accuse «Non rompere le p…» gli avrebbe risposto quando chiedeva di spostare un giorno di riposo, incolpandolo di «non essere cresciuto professionalmente a differenza di tutti gi altri lavoratori, dicendogli di essere un ‘neo’ del punto vendita». Il pm parla di «critiche sproporzionate e offensive» riportando un virgolettato: «Qui hanno preso premi tutti quanti, sono stati valorizzati, come mai tu non l’hai preso? Non li meriti». L’imputato viene ritenuto responsabile di aver escluso il dipendente «dalle riunioni sindacali del reparto di appartenenza, ordinandogli di restare in corsia a seguire i clienti, discriminandolo e isolandolo dal resto del personale». Tra le accuse pure quella di avergli «negato la possibilità di potersi sedere nel momento in cui non c’erano clienti durante le ore di lavoro alle casse automatiche, mansione che il dipendente era tenuto a svolgere sempre in piedi nonostante il medico avesse formulato espressa richiesta di provvedere al cambio della mansione».
Difesa chiede assoluzione Alla richiesta di condanna, avanzata al giudice Marco Verola dalla Procura, hanno fatto seguito le arringhe degli avvocati Francesco Gatti e Stefania Farnetani, i quali hanno sollecitato l’assoluzione. «Attendiamo gli esiti della stessa – è la loro dichiarazione congiunta – confidando di aver rappresentato al tribunale la realtà della situazione che depone a favore dell’innocenza dell’imputato in virtù della sua correttezza e della legittimità delle sue condotte».
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