Marche

salvati azienda e 140 posti di lavoro

FERMIGNANO – Il Tribunale di Urbino ha dichiarato chiuso il Concordato Preventivo della “PRB unipersonale” di Fermignano, leader nel settore della zincatura a caldo. La ditta, una della principali realtà della provincia, nel 2013 era entrata in una gravissima crisi, che aveva posto in dubbio la prosecuzione della propria attività iniziata nel 1972.

Il debito

La perseveranza e la determinazione di Bramante Paolini, figlio del fondatore Luigi e amministratore unico dell’azienda che usò i suoi soldi per evitare la chiusura e il licenziamento degli operai, ha permesso di mantenere l’attività lavorativa garantendo il posto di lavoro a circa 140 persone. L’azienda ha pagato sull’unghia ben 10 milioni di euro di debiti allo Stato attraverso l’Agenzia delle entrate oltre a quelli che si maturavano annualmente dal 2012 ad oggi. I 140 dipendenti di oggi sono gli stessi, numericamente parlando, che erano presenti in azienda prima della crisi del 2012. Il dato più incontrovertibile è che il bilancio del 2025, largamente positivo, colloca l’azienda stessa tra le migliori imprese della provincia, una concreta e storica realtà industriale non solo per il paese e la comunità di Fermignano e dintorni ma dell’intera regione. Uscire dalla crisi, dunque, si può e Bramante Paolini l’ha dimostrato ampiamente. «Questi giorni, per il sottoscritto e l’azienda Prb – sottolinea Paolini – sono speciali perché grazie al fantastico lavoro dell’equipe di professionisti è stato portato a termine un percorso che si rivelava pieno di insidie». «La ditta ha avviato un azione di risanamento che le ha permesso di continuare la propria attività senza porre in essere, come fatto da tanto altri, una cessione del proprio asset aziendale – hanno sottolineato i legali Andrea Guidarelli e Lorena Galuzzi – Il concordato in “Continuità diretta” ha permesso alla ditta protrarre la propria attività e contestualmente, con i proventi, di pagare i debiti maturati prima del 2013. La scelta della procedura concorsuale è risultata quella giusta. La difesa dell’attività e dei posti di lavoro ha visto fin dal primo momento il titolare e tutte le maestranze dalla stessa parte».

La sfida

«È stata una grande sfida umana e professionale – hanno concluso Guidarelli e Galuzzi – che ha visto impegnati sia i professionisti che hanno assistito la ditta, che gli organi della procedura, i commissari Canestrari e Cesaroni e i magistrati del Tribunale di Urbino, in particolare Vito Savino che ha seguito l’intera fase di omologa e gran parte della fase di esecuzione; un modello che in Italia non ha altri esempi simili».




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