Marche

tettoie e cucine fai da te da demolire

CASTELFIDARDO – Prima tollerate, in alcuni casi persino inaugurate, oggi da demolire. È il corto circuito che investe i circoli di quartiere, chiamati a rimuovere tettoie, cucine e pertinenze realizzate negli anni per svolgere attività sociali e momenti di aggregazione. Il nodo viene al pettine nel 2023, quando alcune verifiche interne all’ufficio tecnico e il successivo accesso agli atti dell’allora consigliere Francesco Ragni avevano portato alla luce una serie di irregolarità urbanistiche su diversi immobili comunali.

La mappa

Una situazione rimasta sospesa a lungo, senza interventi messi in agenda nel frattempo, e che oggi si traduce in lettere e diffide recapitate ai presidenti dei circoli. Nel mirino, tra gli altri, l’Aps di San Rocchetto, a cui è stato intimato lo smantellamento della tettoia e della cucina, e quello del Cerretano, chiamato a rinunciare a una copertura centrale per le attività quotidiane. In altri quartieri – Badorlina, Acquaviva e Fornaci – gli interventi sarebbero già stati effettuati, tra dismissioni e adeguamenti. Strutture realizzate in economia e in assoluta buona fede, spesso con il lavoro volontario dei soci, e in molti casi condivise con gli uffici comunali delle passate amministrazioni. Emblematico il caso di San Rocchetto, dove il pergolato oggi contestato era presente fin dall’avvio della nuova sede e fu inaugurato ufficialmente con tanto di taglio del nastro. «È un problema emerso circa tre anni fa, che ereditiamo dalle passate amministrazioni e che non possiamo far pagare solo ai comitati di quartiere», intervengono i consiglieri d’opposizione Marco Cingolani (Fratelli d’Italia), Gabriella Turchetti e Maurizio Scattolini (Fare Bene). La richiesta è quella di procedere alla regolarizzazione senza smantellare preventivamente le strutture. «Non è accettabile che questo avvenga senza una programmazione immediata di ripristino e relativo stanziamento di fondi». Anche perché, aggiungono, «abbiamo aspettato tre anni da quando è stata accertata la situazione, segno evidente che non c’era e non c’è tutta questa fretta di intervenire». Di conseguenza «viene da chiedersi perché non si possano aspettare sei mesi o un anno in attesa che arrivino i famosi fondi della dismissione delle quote di Vivaservizi», operazione dalla quale il Comune di Castelfidardo sarebbe in procinto di incassare circa 2,9 milioni di euro.

I rischi

Il timore espresso dai firmatari è legato alle ricadute sociali. «Demolire le strutture senza un immediato ripristino vorrà dire distruggere due delle realtà locali più attive della città», diventate nel tempo «punti di riferimento e luoghi di aggregazione preziosi per tutti, bambini, adulti ed anziani». Una preoccupazione che trova già riscontro nelle prime conseguenze, tra attività ridotte, eventi annullati e calendari da riorganizzare. Sul piano politico, la richiesta è di sospendere gli interventi fino all’arrivo delle risorse necessarie per ricostruire. «Facciamo appello a tutte le forze politiche» perché si trovi una soluzione condivisa e si eviti, come viene definita, «questa folle corsa alla demolizione».




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