Marche

la società ora ripresenta il progetto

POGGIO SAN MARCELLO – La Nice srl torna alla carica. La società di Chieti che aveva proposto di realizzare a Poggio San Marcello, un nuovo impianto di smaltimento rifiuti speciali non pericolosi. Dopo il “no” univoco di amministrazioni, comitati e cittadini; e pure della Sovrintendenza. Ha raccolto le osservazioni degli enti, rielaborato il progetto in una versione più tecnica e articolata e si prepara a depositarlo in Provincia, riaprendo di fatto l’iter.

 Si entra ora nella fase del provvedimento autorizzatorio unico regionale (Paur), con la valutazione di impatto ambientale: il passaggio decisivo in cui la società proverà a ottenere il via libera definitivo. Lo stesso iter, per intenderci, intrapreso dal progetto Edison a Jesi. Una proposta che a arriva dopo quattro mesi di silenzio e soprattutto dopo un fronte compatto di contrarietà che in molti avevano letto come un preludio al ritiro. La Nice Srl proponeva di realizzare l’impianto (500.000 tonnellate di rifiuti in sette anni) destinata al conferimento di rifiuti speciali non pericolosi tra cui fanghi industriali, residui chimici da lavorazioni artigianali e industriali, terre contaminate provenienti da bonifiche, ceneri e materiali derivanti da processi produttivi. In un’area di 7 ettari a 30 metri dal confine con Castelplanio, 575 da quello con Montecarotto, un kilometro con Belvedere Ostrense e circa 800 metri da Maiolati Spontini. E a meno di un chilometro, più a nord, della vecchia discarica La Cornacchia, attiva per trent’anni sul territorio della Vallesina.

Il fronte dei no

La Provincia di Ancona aveva chiuso la fase preliminare con un giudizio sfavorevole: «dagli enti sono emersi elementi preclusivi alla realizzazione», si leggeva nella relazione. I Comuni della Vallesina avevano evidenziato criticità legate al rischio di contaminazione delle falde, alle emissioni in atmosfera e agli odori, all’impatto sulla viabilità e al possibile superamento dei limiti acustici in un’area agricola. E la vicinanza col centro abitato. Sullo sfondo, il timore di compromettere un territorio già segnato dalla presenza della discarica storica, con ricadute anche sul piano economico, tra agricoltura e attrattività. Sul nodo paesaggistico la Soprintendenza aveva segnalato l’interferenza con il vincolo sul Fosso di Pontenuovo. Tutte osservazioni che la scoietà dovrà dimostrare di aver superato.




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