Cultura

Pinhdar – Comfort In The Silence

Continua a restare alta la qualità del percorso artistico dei Pinhdar di Cecilia Miradoli e Max Tarenzi, creatori di realtà parallele sempre diverse tra loro ma egualmente affascinanti e piene di sfumature sonore. Il debutto omonimo, “Parallel” co-prodotto da Howie B. e “A Sparkle On The Dark Water” hanno confermato il talento del duo milanese, evidente anche nel nuovo album “Comfort In The Silence”.

Credit: Elisabetta Cardella
 

Nove brani intensi, che con delicatezza e profondità trattano temi di grande attualità come la guerra e l’indifferenza, il restare umani in un mondo che sembra fuori controllo. Dubbi espressi con onestà quelli di “After The Fall” che tra pattern e riff di chitarra avvolgenti, un testo incisivo (“Can I still be a woman? Can I still be a mother? Can I still give and receive my feelings?“) trasporta nell’atmosfera notturna creata.

Trip-hop, elettronica, dark wave restano basi solide su cui costruire, dipingere con minimali e oscuri colpi di pennello come in “Neon Light” che con i suoi teutonici sintetizzatori ricorda Nico o la dolente “Mute” col suo desolato “We‘ve found comfort in the silence, but we no longer know how to speak, mute“. Spettrale e  consapevole “Fade”, tra eternità sognate ma l’infinito è qui e ora.

La morte di “Neiko” raccontata con drammatica intensità, la rabbia che viaggia sottopelle in “We Float” e il silenzio diventa duro e pesante, le lettere di carta di “Old Kind” unica barriera contro l’apocalisse, la natura violata di “Into the Mirror” e i cieli porpora di “RED”.  Trentaquattro minuti e cinquanta maturi e riflessivi, evocativi e profondi  per i Pinhdar, sempre poetici e coinvolgenti.


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