Marche

stop agli straordinari per 8 settimane

FANO – Tutti i dipendenti dello stabilimento fanese Mann + Hummel si sono astenuti dall’effettuare ore di straordinario nella giornata di sabato scorso, quando è iniziato lo stato di agitazione proclamato dai sindacati Cgil, Cisl e Uil. La decisione è stata presa durante le assemblee dei lavoratori, che si sono svolte nei giorni precedenti.

I temi caldi

La politica del welfare aziendale e il futuro della sede locale, a Fano in via della Pineta 23, sono i due aspetti che più preoccupano i dipendenti e i loro rappresentanti sindacali. Mann + Hummel è uno tra i gruppi più importanti al mondo nella costruzione di filtri per aria, acqua e altri fluidi come olio e carburante dei veicoli a motore, per esempio. La sede centrale si trova a Ludwigsburg, città tedesca di quasi 100.000 abitanti nella regione del Baden-Württemberg. Un’ottantina di ulteriori sedi in altri Paesi, circa 23.000 dipendenti: ecco il biglietto da visita, sul Web, del gruppo industriale cui fa riferimento lo stabilimento fanese, che impiega 120 lavoratori. Secondo le previsioni dei sindacati, dovrebbe produrre nel 2026 fatturati «superiori ai 30 milioni di euro». A partire da sabato scorso, dunque, sono iniziate le otto settimane per lo stato di agitazione e il blocco degli straordinari. «Una risposta compatta a una proposta aziendale giudicata non solo insufficiente, ma apertamente regressiva», scrive la rappresentanza sindacale unitaria Rsu insieme con i sindacati di settore, rappresentati dai segretari Andrea Piccolo di Filctem Cgil Pesaro Urbino, Daniele De Angelis di Uiltec Marche e Ambra Donnini di Femca Cisl Marche. La proposta del gruppo è giudicata «insufficiente» e «regressiva» perché stanzia per il welfare aziendale 2026 la stessa cifra dell’anno precedente, che però era spalmata su sei mesi e non su dodici. «Un taglio reale – argomentano Piccolo, De Angelis e Donnini – travestito da conferma, accompagnato dal rifiuto di estendere il welfare ai lavoratori interinali e dal silenzio sul futuro della sede a Fano». Si è quindi incagliato a questi scogli il tavolo di confronto tra rappresentanti dei lavoratori e del gruppo industriale, aperto da un paio di anni.

Il timore di un trasferimento

Molto peso sull’attuale situazione avrebbero, secondo fonti sindacali ufficiose, le mancate risposte aziendali su un eventuale trasferimento dello stabilimento fanese in altra sede. «Chiediamo – conclude la nota sindacale congiunta – che chi ha prodotto i risultati sia rispettato come merita. Noi diciamo che il lavoro non è una variabile marginale e lo diciamo con la mobilitazione. Siamo pronti a riaprire il confronto, ma solo davanti a una proposta seria. Il rispetto non si chiede, si pretende».




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