Lazio

installata a Ostia la seconda barriera mangia-plastica

La Regione Lazio accelera sulla transizione ecologica e rilancia il proprio ruolo di laboratorio nazionale per le politiche ambientali.

In questi giorni, alla foce del Tevere, nei pressi di Capo Due Remi sul lato di Ostia, è entrata in funzione una nuova barriera “mangia-plastica”, progettata per intercettare i rifiuti prima che raggiungano il mare.

Si tratta della seconda installazione lungo il fiume: una è già operativa sulla riva destra del Tevere, mentre la prima era stata posizionata nei mesi scorsi sull’Aniene.

Un intervento che si inserisce in una strategia più ampia promossa dall’assessorato al Demanio e alla Tutela del Territorio, dove innovazione tecnologica e difesa dell’ambiente si intrecciano con la valorizzazione del paesaggio e del patrimonio naturale.

Al centro del progetto c’è il Pelikan System, un sistema integrato che rappresenta una delle espressioni più avanzate della cosiddetta Blue Economy italiana.

Non solo raccolta dei rifiuti galleggianti, ma anche monitoraggio costante della qualità delle acque: grazie a una flotta di imbarcazioni dotate di droni, ROV e sonde parametriche, il sistema consente un controllo in tempo reale dello stato di salute dei fiumi.

I numeri raccontano l’impatto dell’iniziativa: nel primo anno di attività, lungo Tevere e Aniene sono stati rimossi circa 120mila chili di rifiuti, equivalenti a 600 grandi sacchi tra plastica, legname e materiali ingombranti.

A fare la differenza anche l’imbarcazione Pelikan, impegnata quotidianamente nella raccolta – in media 30 chili al giorno – ma anche in un’attività di presidio e deterrenza lungo i corsi d’acqua.

Tra i rifiuti recuperati non solo plastica, ma anche oggetti voluminosi e pericolosi come elettrodomestici, bombole del gas, pneumatici e materassi, elementi che rappresentano una minaccia sia per l’ambiente sia per la sicurezza idraulica dei fiumi.

Le nuove barriere, lunghe circa 40 metri e realizzate in acciaio zincato, sono progettate per resistere nel tempo e operare anche in condizioni difficili.

La loro collocazione non è casuale: sono state installate in un tratto del Tevere dove il fiume forma una leggera ansa, sfruttando la naturale tendenza dei detriti ad accumularsi lungo la parte esterna della curva. Una scelta che permette di massimizzare l’efficacia della raccolta senza ostacolare la navigazione.

Il sistema agisce sulla parte superficiale dell’acqua, convogliando i rifiuti verso un punto di raccolta dotato di una griglia capace di intercettare anche i materiali semi-sommersi.

Un intervento particolarmente strategico, considerando che il tratto interessato registra una portata media di circa 240 metri cubi al secondo: fermare qui i rifiuti significa impedire che raggiungano il mare.

Non manca l’attenzione alla sicurezza: in caso di piene eccezionali, quando la velocità della corrente supera determinate soglie, le barriere entrano automaticamente in modalità neutra, evitando qualsiasi interferenza con il flusso del fiume.

Il progetto si inserisce in un contesto globale sempre più critico. Oggi oltre l’80% dei rifiuti presenti nei mari è costituito da plastica, mentre ogni anno nel mondo se ne producono più di 300 milioni di tonnellate.

Una quota significativa – tra 4,8 e 12,7 milioni – finisce negli oceani, in gran parte trasportata proprio dai fiumi. Intervenire a monte, dunque, diventa decisivo.

In questa sfida, il Lazio prova a fare da apripista, mettendo insieme tecnologia, gestione del territorio e visione strategica, con l’obiettivo di trasformare la tutela ambientale in una leva concreta di sviluppo sostenibile.

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